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L'equipaggio della Barca Pulita è composto per la maggior parte da noi due: Elisabetta (Lizzi) Eordegh e Carlo Auriemma. Dal 1988 navighiamo intorno al mondo. Abbiamo cominciato, per caso, decidendo di prenderci un periodo sabbatico dal lavoro normale che facevamo. |
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Volevamo solo andare a fare il giro del mondo in barca a vela, pensando di impiegare due anni e poi di tornare a fare il lavoro di prima. |
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Il giro invece è durato più di tre anni. Il Vecchietto, così si chiamava l'Alpa 11,50 che
avevamo scelto, attraversò Gibilterra e poi Panama e nell'oceano Pacifico toccò molte isole e paesi poco conosciuti, dove quasi nessuna altra barca si era fermata prima.
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Dopo il giro primo giro del mondo abbiamo deciso che andare in barca a conoscere il mondo
poteva diventare lo scopo della nostra vita e lo abbiamo fatto
diventare un lavoro.
Durante il primo giro avevamo incontrato popoli poco conosciuti,
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eravamo venuti in contatto con tradizioni che stavano
scomparendo, avevamo visto angoli naturali incontaminati e animali che non temevano ancora l'uomo. La
domanda tutte le volte era: "Ancora per quanto tempo sarà così?" |
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Il nostro lavoro è diventato quello di andare per il mondo per cercare queste situazioni e poi raccontarle. E per
raccontare usiamo la penna, la macchina fotografica e la telecamera.
Nel 1993 siamo ripartiti a bordo della Barca
Pulita, e con la Barca Pulita in dodici anni abbiamo
vagabondato attraverso metà del nostro pianeta. In questi
anni abbiamo scritto un secondo libro ( Mar
D'Africa) ed un terzo ( Partire). |
Abbiamo realizzato una ventina di filmati che sono andati in onda un po' qua e un po' la, nelle
televisioni che ci hanno dato voce.
Quando siamo in Italia facciamo delle serate/conferenze
( ecco il
calendario) a cui tutti possono partecipare, dove
raccontiamo le nostre esperienze e proiettiamo i nostri
filmati.
Dal 2001 abbiamo anche iniziato un programma di divulgazione nelle scuole di tutti i livelli, delle realtà più interessanti con le quali
siamo entrati in contatto. |
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La Storia di oggi:
Sago
Arcipelago di Auri

Abbiamo appena lasciato un luogo chiamato Kaprus, gli amici che ci eravamo fatti, le rive con le colline verdi e il mare trasparente e tiepido. L'abbiamo fatto a malincuore. Ogni giorno ci chiedevano "brancat?" partite? e noi "no, no, disini" che nel nostro indonesiano maccheronico si traduce più o meno con: "no, restiamo qui".
In realtà ci spiaceva partire e siccome a loro spiaceva più che a noi non ci decidevamo mai ne a dirlo ne a farlo. Alla fine abbiamo tirato su l’ancora senza nemmeno annunciarlo, e siamo passati con la barca davanti alle case, suonando la campana e la tromba, con tutti che salutavano e i bambini che nuotavano fino al limite del reef per venire più vicino.
Ora siamo ad Auri, un'arcipelago composto da una mezza dozzina di isolette piccole, circondate da barriera corallina e disposte come una corona. Su ogni isola un villaggetto e in ogni villaggetto qualche canoa. Le prime che ci sono venute sottobordo erano disegnate con i colori della bandiera della Papua ... [Continua ...] |
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