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Barca Pulita - Quattro anni in oceano (1997)

Negli ultimi tempi noi e la Barca Pulita siamo stati assenti dalle pagine di Bolina. Eravamo lontani. Ci scusiamo e rimediamo ora, mandandovi un riassunto di quattro anni di scorrerie nell’oceano Indiano.

Dopo la discesa del Mar Rosso ci sono state Socotra, le Maldive e le Chagos. Socotra è un’isola solitaria avvolta da un alone di mistero. Voci di pirati, di barche rallentate dalla mancanza di vento e raggiunte da canoe di malintenzionati. Un incidente avvenuto nel 1993 con una barca assaltata e lo skipper ucciso a colpi di fucile. Tutto questo, unito a una posizione geografica disgraziata, aveva tolto Socotra dalle rotte delle barche da diporto. Negli ultimi cinquant’anni non si era mai fermato nessuno. Ci siamo andati ed abbiamo trovato un posto incredibile.

Da Socotra alle Maldive sono state 800 miglia di monsone e di onde e all’arrivo ci siamo trovati immersi in uno strano universo fatto solo di atolli, incredibili gocce azzurre perse nel mare più bello e più pulito del mondo. E dopo le Maldive le Chagos, gli ultimi atolli disabitati della terra. Dalle Chagos alla costa africana ci sono più di 1500 miglia, ma la traversata è facile. Basta scendere sotto l’equatore e gli alisei, che soffiano sempre da Est verso Ovest, portano dritti verso la meta. Navigare con gli alisei è un gioco. Medie di 120, 140, anche 150 miglia al giorno, a seconda della forza del vento e di quanta tela si vuol tenere a riva. Così siamo tornati in Africa, e ci siamo ritrovati in Kenya.

Avete letto le locandine turistiche delle agenzie che reclamizzano il Kenya come un paradiso tropicale? Bene, per chi vi si reca in barca è tutto il contrario. Il Kenya è un paese difficile, con molta povertà e molta delinquenza. Finchè si resta all'ancora in luoghi deserti va tutto bene. Ma appena ci si avvicina alle città è un disastro. Basta girare la testa dall’altra parte un momento per ritrovarsi la barca svuotata. I ladri, o meglio, i poveri diavoli che non hanno da mangiare, sono ovunque. Non si può lasciare il dinghy incustodito su una spiaggia. Non si può lasciare la barca incustodita la notte e così via. La Tanzania è un po’ meglio, ma non troppo. In compenso al largo della Tanzania ci sono delle isole meravigliose: banchi immensi di corallo che appaiono e scompaiono con le maree. Antiche città, come Zanzibar, che sono state da sempre porti e dove si respira l’atmosfera dei porti antichi, con le barche a vela che trasportano ancora oggi interamente a vela enormi carichi di grano o di mais o addirittura animali. Dalla Tanzania siamo scesi in Mozambico e siamo stati derubati del gommone e del motore, ci siamo incagliati nel fango di un fiume, abbiamo sfiorato un ciclone ed abbiamo perso ancora e catena principale, incastrate nel relitto sommerso di una nave da guerra.

Poi è stata la volta del Sudafrica, per riparare una falla nello scafo. E ancora il Madagascar, un isola bellissima, con gente allegra, belle donne, natura e animali. E ancora Seycelle, Sri Lanka, Tailandia, Malesia, Singapore, Indonesia.

La rotta della Barca Pulita, sulla carta dell’oceano Indiano, può sembrare il cammino di un ubriaco. Il fatto è che il mondo è troppo bello, troppo grande e troppo vario. Eventi imprevisti, nuove informazioni raccolte per strada, la scoperta di posti di cui non immaginavamo neppure l'esistenza. La necessità di seguire il ritmo dei venti e delle stagioni, tutto questo ha concorso a complicare la rotta, a creare digressioni e deviazioni, a volte piacevoli, altre necessarie. Ci è capitato di fare una deviazione di 400 miglia perché a bordo non c’era più niente di buono da mangiare. Un'altra volta, per raggiungere le Andamane, abbiamo dovuto percorrere a ritroso le 300 miglia che avevamo percorso pochi mesi prima. Ma cosa importa? Navigare è sempre bello. E se al termine c’è un mondo colorato lo è ancora di più. 

Tailandia, Malesia, Indonesia, Andamane, Seycelle, Maldive....ad elencarli così, uno dopo l’altro, sulle righe del foglio, questi sono solo nomi. In realtà sono un mosaico di mondi affacciati sul mare; pieni di figure, di avvenimenti, di ricordi.

 
 
 
 

La Storia di oggi:

Aborigeni, vermi e pesca

Melville Island, Snake bay- Australia



Dopo i primi momenti di disorientamento, abbiamo cominciato a socializzare con gli aborigeni.Siamo infatti da poco approdati all’isola di Millicąpiti, una delle ultima isole ancora abitate interamente dagli aborigeni. Quando scendiamo a terra č sempre un po’ difficoltoso. Davanti alla spiaggia c'č sempre una fila di frangenti, e, dopo la manovra di arrivare, spegnere il motore, saltare gił dal gommone per evitare che strusci sulla sabbia e poi sollevarlo e tirarlo in secca, ci ritroviamo sempre investiti da uno dei frangenti che ci bagna da capo a piedi.Tutte le volte allora per asciugarci un po’ ci fermiamo da un gruppo di aborigeni sdraiati su letti e materassi, capitanato da una vecchietta arzilla che tutti chiamano Mamma Happy. Ci dice con orgoglio di essere stata la maestra del villaggio e, cosa che la nobilita agli occhi di tutti, nel 1956 ha pranzato con la regina madre. Dice che io e lei siamo uguali perchč abbiamo lo stesso colore di capelli e mentre me lo dice mi afferra un ... [Continua ...]