Il cambio della barca
Cambiare
la barca è sempre difficile. Se poi la barca è anche la tua casa,
se ci hai vissuto per otto anni ed è anche l'oggetto che ti dà
da lavorare, allora l'impresa
si fa ancora più ardua. E
poi eravamo a ventimila miglia da casa. Come si fa a vendere la
barca in un paese dove non esiste l'equivalente di Bolina per
pubblicare un' inserzione, quando non si ha il telefono per parlare
con i possibili acquirenti, dove non ci sono broker? Così abbiamo
sempre rimandato. <>
La
vecchia Barca Pulita però non andava più bene. Era troppo pesante
per navigare in due, troppo grossa per tenerla in buone condizioni,
i suoi alberi troppo grandi, le sue vele troppo ingombranti, la sua
catena dell'ancora inamovibile.
E, soprattutto, era di
ferro e aveva vent'anni e noi non ne potevamo piu', ogni volta,
di perdere settimane a grattare la ruggine, a dare Ferox, a
ridipingere e a controllare tutto solo per vedere la ruggine
rispuntare di lì a tre mesi e dover ricominciare tutto da capo. Ultimamente
poi, la corrosione cominciava ad essere veramente maligna e a
lavorare in aree irraggiungibili. Già un paio di volte eravamo
dovuti correre alla ricerca di un cantiere con il cuore in gola per
sostituire dei pezzi di lamiera. Le barche in ferro, dicono, sono più
robuste e sicure, ma quando cominciano a bucarsi da sole la
sicurezza non c'è più. <>
Così,
in Australia, abbiamo deciso di venderla. Un
posto tra l'altro, l'Australia, dove le barche di ferro sono
abbastanza apprezzate. Tutti si costruiscono la barca nel cortile di
casa, con lamiere pesanti e forme grossolane. La nostra, per quanto,
aveva una certa linea aggraziata, mentre invece mancava
all'interno di tutte quelle comodità che si richiedono in una
barca moderna. La Barca Pulita, già Mastropietro, costruita dal
Centro Velico di Caprera con
le funzioni di barca scuola, ha un'unico spazio centrale con 8
cuccette, a poppa un'unica cabina a due letti e un solo cesso.
Questo lascia spazio a una stupenda officina di prua, che a noi
andava a genio, ma il tutto non rispondeva alle esigenze del mercato
che richiedevano cabine separate e spazi più comodi.
Nell'estate
del 2000, partendo da
Darwin, abbiamo circumnavigato la Papua Nuova Guinea e siamo
arrivati, dopo otto mesi sulla costa orientale dell'Australia, a
Mooloolaba, 100 km a nord di Brisbane. <>
Brismane
è il punto di incontro tra la Gold Cost, a sud e la Sunshine Cost a
nord, un totale di trecento chilometri di costa attrezzatissima per
il surf e per la vela. Dal nostro punto di vista posti non molto
belli. Edifici con forme sgraziate e colori pastello, villette
prefabbricate con colonne doriche e corinzie di plastica, molto
verde qualche centro commerciale e tanti canali artificiali. Aspetto
a parte, tutta la costa e' un approdo ideale e attrezzato per le
barche a vela, soprattutto i marina (cari) sono costruiti per poter
venire incontro all'eventualità di un uragano, dato che siamo in
fascia subtropicale e ancora a rischio. Morale
giunti a Mooloolaba, abbiamo deciso che da lì non saremmo più
ripartiti con la vecchia Barca Pulita. L'abbiamo affidata a un
broker, abbiamo stilato un accuratissimo inventario, e l'abbiamo
svuotata. Ne sono usciti 50 scatoloni tra vestiti, libri, oggetti
cari, attrezzatura della cucina, pezzi di vita, attrezzatura sub,
....... e abbiamo messo tutto in un deposito.
Intanto
abbiamo cominciato a pensare al dopo:"Dopo averla venduta potremmo
fare un giro sulla costa in cerca di quella nuova, potremmo
cominciare a guardare i giornali americani o inglesi,....." <>
"Il
posto migliore dove comprare le barche di seconda mano e' negli
Stati Uniti sui grandi laghi. Sono barche molto belle e le usano
solo un paio di mesi all'anno" ci aveva detto un americano a
Darwin
"Venite
in Sudafrica, il rand ora è molto basso e ci sono delle barche
stupende" ci suggeriva un amico trasferitosi là
E
perchè non ripartire dal Mediterraneo?
Alla
fine ci siamo fatti un piano.
"Da
quando vendiamo la barca ci diamo un anno di tempo per trovarne
un'altra. Andiamo a cercare nei posti che offrono di più: gli
stati Uniti, il Sudafrica, i Caraibi, la Turchia.... Una volta
trovata la barca ci facciamo mandare la roba lasciata in deposito in
Australia e ce la mettiamo a posto" Questo voleva dire tempo e
denaro, ma dopo tutto la barca e' un pò come un fidanzato, va
scelta con cura, perchè poi deve durare per tutta la vita. Si, i
fidanzati, come le barche, si
possono anche cambiare, ma che dramma e che sconfitta ogni volta! E
poi a noi questo fidanzato serve anche per lavorare, cambiarla
nuovamente vuol dire anche nuova battuta d'arresto nel lavoro.
Però
alle volte ci sono anche i colpi di fulmine, e non di rado i
fidanzamenti iniziati così sono quelli che durano più a lungo. E
un colpo di fulmine è quello che ci ha riservato il destino questa
volta! Eravamo
a Milano a montare un filmato, quando abbiamo ricevuto un e.mail dal
broker che ci comunicava che c'era una persona interessata
all'acquisto della nostra barca. Trattativa
virtuale a colpi di e.mail e in un paio di settimane l'accordo era
fatto. Un pò meno di quello che avremmo voluto, ma prima del
previsto. E poi la cosa era simpatica: l'interessato voleva
comprare la barca per fare una sorta si charter ecologico, lungo la
costa australiana, per turisti non tanto sofisticati.
Un
mese dopo eravamo nuovamente a Mooloolaba, per formalizzare la
vendita.
Il
nostro acquirente aveva dei problemi con la banca e noi aspettavamo
nel marina. Guardavamo un pò di barche in vendita, ma erano tutte
degli scatoloni costruiti intorno ad un enorme motore e a un mega
frigo in grado di alloggiare 10 casse di birra. Una domenica mattina
mentre ci aggiravamo tra le banchine del marina, abbiamo visto
arrivare una barca e le
siamo andati incontro per prendere le cime. Mano a mano che si
avvicinava ne scoprivamo la linea filante, le forme addolcite, il
materiale VETRORESINA. A
bordo erano in 4, mamma, papa e due bambini minuscoli, tutti biondi
a conferma della loro bandiera tedesca. "Che
bella barca!" è stato il nostro commento quando ci siamo presentati.
"Ti
piace, è in vendita!" è stata la risposta.
I
proprietari erano partiri 5 anni prima dalla Germania per stare un pò
in giro per il mondo. Si erano subito fermati ai Caraibi per
lavorare a terra, e in 13 mesi avevano avuto due bambini! "E' troppo pesante viaggiare con due bmbini così piccoli,
abbiamo deciso di vendere la barca e di stabilirci qui in
Australia"
Non
potevamo crederci, era la barca che faceva al nostro caso!
Un
ketch di 44 piedi in vetroresina, costruito in Francia 25 anni fa.
Il cantiere si chiama Nautic Saintonge (mai sentito nominare),
modello Rorqual, progettista Brenner. Ponte in teak e interni in
legno molto ben divisi. Timone a vento, pannelli solari, generatore
eolico, desalinizzatore. Aveva
però un difetto: la coperta di teak era fissata sul ponte con chiodi di ferro che cominciavano a far ruggine
e nel teak si erano aperte delle crepe che facevano infiltrare
l'acqua. Il prezzo però era basso anche per questo
inconveniente. Era
troppo bello! Continuavamo a ripeterci che non dovevamo lasciarci
abbagliare, che si, era comodo pensare che quella barca andasse
bene, ma non potevamo fermarci alla prima che vedevamo.
E
in attesa dell'arrivo del nostro acquirente, che continuava ad
avere problemi con la banca, ci guardavamo intorno e andavamo su e
giu lungo la costa Australiana a vedere tutte le barche in vendita,
ma essuna andava bene!
Quando
la sera tornavamo al marina, andavamo a rimirare la barca dei
tedeschi, e ci sembrava perfetta.
"Ci
deve essere qualche inghippo, non può essere tutto così liscio"
"Guarda
il timone a vento è vecchissimo, bisognerà cambiarlo e sono altri
soldi!" e cercavamo di trovarle ogni difetto possibile. Intanto
però ci guardavamo intorno per trovare qualcuno che ci aiutasse a
valutare il problema della coperta ed eventualmente a risolverlo.
Una
mattina c'è stato un incidente nel marina. Un peschereccio ha
sbagliato unamanovra ed
è andato a sbattere sulle banchine colpendo.... proprio la barca
dei tedeschi.
"Ti
pareva... era troppo bello per essere vero, dai è stato bello
crederci, ma ora mettiamoci a cercare seriamente la barca per noi"
E
invece..... Un attento esame da parte dei periti delle assicurazioni ha rilevato che non c'era alcun danno alla struttura, solo
all'antenna del GPS, a un balcone di poppa che si era lievemente
stortato e al timone a vento che era praticamente distrutto.
Morale,
i tedeschi, rimborsati prontamente ed abbondantemente
dall'assicurazione, hanno abbassato di 5000 dollali il prezzo
della loro barca.
E
quando abbiamo visto la poppa della Mastropietro allontanarsi dalla
banchina e dirigersi verso il mare aperto, non abbiamo nemmeno avuto
il tempo di commuoverci troppo, perchè eravamo già alle prese con
la messa a punto del ponte della nostra nuova barca.
A
proposito, sapete come è avvenuta la vendita? Su un pezzo di carta
abbiamo scritto Elisabetta Eordegh e Carlo Auriemma vendono la barca
Mastropietro al signor Peter Towsee, firme e data. Lui ha pagato un
2% su un valore minimo della barca per l'importazione è la barca
è diventata sua. Stessa cosa abbiamo fatto noi con i tedeschi,
senza nemmeno dover pagare l'importazione! E niente Rina, niente
notaio, niente capitaneria, annotazioni di sicurezza eccetera
eccetera.
Un
prezzo al destino amico però bisognava pagarlo e in una sorta di
esorcismo contro la sfiga, abbiamo deciso di metterci subito
all'opera per risanare il ponte. Abbiamo asportato completamente
il vecchio teak, tolto
tutti i chiodi arrugginiti, scavato e sostituito pezzi del
compensato sottostante, resinato, ricoperto con altro compensato e
alla fine.......vetroresina. Si lo so che in tanti si metteranno le
mani nei capelli e ci daranno dei vandali e degli incompetenti, ma
non importa. Al di là del fatto che la coperta di teak ai tropici
è bollente, c'è soprattutto il problema del legno. In
troppi posti: in Malesia, in Borneo, nelle isole indonesiane, alle
Andamane, abbiamo visto lo scempio perpetrato dal taglio delle
foreste. Intere
aree di giungla completamente
disboscate, con la terra rossa che colava letteralmente durante gli
aqcuaazzoni e che slittava a valle non più trattenuta dalle radici
secolari. Peggio ancora, le popolazioni della zona che si erano
raccolte in villaggetti ai margini delle zone da disboscare, per
godere dei benefici legati al traffico, si trovavano ora senza più
lavoro a vivere nel fango, sradicati completamente dal loro
ambiente. Non
vogliamo nemmeno lontanamente sentirci complici di un crimine così
grande. La nostra barca andrà in giro con una coperta di plastica.
L'unico che potrebbe avere qualcosa a che ridire potrebbe essere
il progettista, ma d'altronde il suo progetto originale faceva
acqua (onore al merito: dopo quasi 30 anni) e noi non abbiamo fatto
altro che rimediare.
Dopo
essere stati a casa durante la stagione dei cicloni, siamo ritornati
in Australia, per mettere a posto la barca in vista delle prossime
navigazioni. In
Italia ci siamo procurati un pò di attrezzatura che conosciamo
bene, e che abbiamo montato sulla nostra nuova barca. Abbiamo
spedito in Australia 16 scatoloni di attrezzature e, come barca in
transito, non abbiamo dovuto pagare una sola lira di dogana. In
compenso abbiamo rimontato sugli alberi e a poppa i pannelli solari
della Anit, abbiamo sostituito il generatore eolico presente sulla
barca con un Salmini, grosso la metà e potente il doppio. Altro
gioiello italiano il frigorifero Veco che abbiamo installato con il
suo scambiatore di calore esterno che permette alla cella di fare il
chiaccio anche quando la barca è in secca . Poi ci siamo portati il
verricello salpaancore della Lofrans, già presente sulla barca, ma
un pò vecchiotto, un paio di winch Antal, un WC Orvea e il nuovo
dinghy Lomac. Una
concessione estera sono state la cucina a cherosene della Taylor,
che usiamo oramai da 14 anni e il timone a vento Aries. Infine
abbiamo smontato scaldabagno, autoclave e desalinizzatore e li
abbiamo lasciati in banchina (semplifichiamoci la vita!). Abbiamo
lasciato il rollafiocco, dopotutto questa potrebbe essere la barca
con la quale arriveremo a navigare anche quando saremo nonni e
sostituito il GPS che era a bordo con il nostro della C.map, dotato
di plotter così accurato, che se ci impegniamo un pò riusciamo ad
arrivare su Marte!
Nel
marina ogni volta che aprivamo uno scatolone ci si raccoglievano
intorno gli equipaggi delle altre barche e iniziavano i commenti e i
paragoni. Ci chiedevano indirizzi e spiegazioni, e tutti si
prodigavano in consigli e suggerimenti per come e dove montare
l'oggetto.
E'
stato strano lavorare su una barca in un posto che non si conosce.
Ogni due per tre c'era da procurarsi qualcosa e non si sapeva dove
andare. Poi dopo un pò si fa amicizia con le persone, arrivano i
consigli (alle volte troppi) si conoscono i posti. Ci siamo anche
procurati due biciclette scassate e quando mancava una vite potevamo
percorrere i 5 chilometri che ci separavano dal negozio del
ferramenta in soli dieci minuti.
Ora
però è tutto passato. I lavori sono finiti e noi stiamo navigando.
Per noi è tutto strano, e insolito. Le nostre mani cercano le
drizze là dove le cercavano sulla Mastropietro e a volte non le
trovano. La barca sbanda molto più di quanto fossimo abituati e
dobbiamo correre a ridurre molto prima di quanto avessimo supposto.
La barca è leggera, corre di più e bolina meglio, ma quando prende
le onde lo scafo risuona come
una scatola di plastica e fa un po' paura. Beh, insomma, ci
abitueremo e impareremo a conoscerla. Davanti a noi ci sono la Nuova
Caledonia, le Vanuatu, potrebbe essere la volta delle Fiji e poi...est
o ovest, chissà ve lo racconteremo. Un bel battesimo comunque per
la nuova Barca Pulita. |