“Quando arrivò la prima nave, tutti si spaventarono e corsero a nascondersi dentro la foresta. Nessuno aveva mai visto i bianchi. Nessuno aveva mai visto una nave come quella. Poi i bianchi scesero a terra e portarono dei regali e la paura della gente diminuì un poco. Rimasero pochi giorni, e al momento di partire presero due uomini, e li portarono con loro.”
“La seconda nave arrivò dopo qualche anno. A bordo c’erano i due che erano stati rapiti. Conoscevano la lingua dei bianchi e dissero che sulla nave c’erano tante cose da prendere” Sull’isola a quei tempi vivevano più di 2000 persone divise in tanti clan, sempre in lotta tra loro. Per l’occasione si misero daccordo e di notte assaltarono la nave. Uccisero tutti e presero tutto quel che c’era. Poi alzarono le vele, tagliarono in cavo dell’ancora e diedero fuoco. La nave se ne andò da sola, in fiamme e affondò Era ancorata li, nella baia, proprio dove siete ancorati voi”
Joseph con i suoi 75 anni è il patriarca del villaggio. Da quando ha saputo che scriviamo libri ha cominciato a ripeterci che lui aveva una storia da raccontarci. Ed eccoci qui, seduti sotto una palma, a due metri dal mare, ad ascoltarlo. Joseph racconta in Pidgin, e Nuno, il maestro del villaggio, traduce per noi in Inglese.
“Anni dopo arrivò una terza nave. Gli uomini di qui non riuscirono a mettersi d’accordo per razziarla, anzi uno dei capi diede il permesso ad un bianco, che aveva con sè dei lavoratori, di fermarsi sull’isoa per cominciare a lavorare la copra. Dopro breve però il nuovo arrivato si accorse della presenza di ogetti sospetti: una grossa ancora, una campana, le pentole, e cominciò a chiedere informazioni sulla loro provenienza. Ciò non piacque agli abitanti di Mussau che uno dopo l’altro eliminarono tutti i nuovi arrivati. Solo due, riuscirono miracolosamente a scappare su una canoa e ad approdare settimane dopo, in un villaggio sulla costa, dove riuscirono a dare l’allarme.
“Allora arrivò una nave grande, con tanti uomini armati. Anche gli abitanti dell’isola erano armati, con i fucili che avevano preso alle prime navi, comunque scapparono nella foresta. Ci furono inseguimenti e sparatorie ma nessuno poteva vincere. I bianchi erano tanti, ma la foresta era troppo fitta per stanare gli isolani. Dopo qualche settimana i bianchi proposero un accordo. La gente dell’isola avrebbe potuto tenersi ciò che aveva preso dalle navi, e i bianchi avrebbero potuto sbarcare e coltivare la copra. I capi dei villaggi accettarono e da allora c’è sempre stata la pace.”
“Ma quando è successo Joseph?”
“Tanto tempo fa.”
“Erano navi tedesche?”
“No, prima, tanto tempo prima”
Per confermare la sua storia Joseph ci mostra una pentola, recuperata dalla nave che venne razziata, e che per anni è stata usata nella sua famiglia, fino a quando non si è deciso di tenerla come un cimeglio. E’ un oggetto vecchissimo, di rame, tutto verde di ossido, assottigliato dall’uso e pieno di buchi.
“Dopo qualche anno i bianchi se ne andarono, ma gli uomini di Mussau ormai avevano imparato ad usare i fucili e siccome erano sempre in guerra tra loro, morì tantissima gente. Gli abitanti di Mussau, a quei tempi, erano anche mangiatori di uomini” ci confida Joseph tra una risata e l’altra.
Quando sono nato io sull’isola c’erano rimaste solo due famiglia, 24 persone in tutto.
“Io e i miei fratelli ci siamo andati a prendere una moglie sull’isola di Manus e poi siamo tornati. Altri invece sono rimasti lontano”
Oggi la popolazione di Mussau ha ripreso a crescere e siamo più di 200. La storia di Joseph finisce qui. Lui la recita a memoria. L’ha appresa da suo padre, e questi da suo padre, e così via, all’ndietro, non si sa per quante generazioni. Noi cerchiamo di sapere di più, quando, come e poi? Ma lui sembra quasi infastidito, e dice che la storia raccontata dagli anziani è solo quella.
Bisogna accontentarsi! |