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Zabargad
Mar Rosso

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Siamo a 1000 chilometri dal Mediterraneo, appena sopra il tropico del cancro. Zabargad è un’isola misteriosa e intrigante. Sorge in mezzo al Mar Rosso, solitaria e dimenticata. In teoria è territorio Egiziano e per andarci bisognerebbe avere un permesso, ma ottenerlo si è rivelato impossibile. Non che non ce lo volessero dare. Semplicemente non si sapeva a chi chiederlo, e tutti, i militari della Marina, quelli della Polizia, quelli della Dogana e così via si limitavano a stringersi nelle spalle dicendo “forbidden” con l’aria di chi non capisce perché questi due insistano così tanto per andare su un’isola dove non c’è nulla.
Ci siamo venuti lo stesso, sicuri che non ci sarebbe stato nessuno a controllare perché l’isola è disabitata e lontanissima dalla terraferma.
Sbarcare è difficile. Zabargad non ha porti naturali ed è circondata da barriere coralline che impediscono di gettare l’ancora nei pressi della costa. Abbiamo ancorato in qualche modo sul lato Sud dell’Isola e siamo scesi con il gommone. Il terreno è arido e pietroso. Non ci sono animali e neppure insetti. Si sente solo il rumore del vento che sibila attorno a vecchi pinnacoli di calcare. Sulla riva gusci di tartarughe e ossa di balena. Più in alto, sulle colline, i resti di antichissime cave di olivina, scavate ai tempi dei romani. Abbiamo trovato alcune piccole olivine, pietre semipreziose dal colore verde, che si nascondono nella polvere, mescolate alla sabbia nera.
Tutto attorno le acque sono cristalline. I reef sono ricchissimi di pesce e incontaminati. Zabargad, per sua fortuna, è troppo lontana per essere raggiunta dai pescatori o dalle spedizioni dei turisti. |
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La Storia di oggi:
Vermi
Atollo di Ayu

Anche qui nell’atollo di Ayu, tanto per cambiare, ho avuto un’esperienza di tipo culinario.
Una delle prime mattine dopo il nostro arrivo siamo scesi a terra nell’isoletta di Ruton, uno dei tanti batufoletti di palme che contornano la laguna.
Era da poco sorto il sole, e il villaggio si stava stiracchiando e sbadigliava dopo la notte.
Le donne erano indaffarate intorno ai fuochi della cucina che con i loro fumi azzurrognoli avvolgevano tutto in una strana nebbia. Gli uomini preparavano le canoe, le vuotavano dall’acqua, le caricavano con le vele arrotolate e si apprestavano ad andare a pescare approfittando dell’alta marea. I bambini erano da tutte le parti, alcuni ancora addormentati sdraiati su stuoie di foglie di palma, altri mezzi nudi e altri già pronti, con un quaderno e una matita in mano, per andare a scuola.
Il nostro arrivo come sempre ha distratto tutti dalle proprie attività e sulla spiaggia si è formato il solito comitato di accoglienza che si andava ingrossando mano ... [Continua ...] |
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