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Lemuri
Madagascar

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I lemuri sono dei primati, endemici del Madagascar. Non ne esistono altri in tutto il pianeta. In compenso sull'isola ne sono presenti nove specie.
Purtroppo non sono così facili da vedere, perché sono animali timidi e generalmente se ne stanno rintanati nella boscaglia tra i rami più alti. Nell'isoletta di Nosicomba però si possono addirittura prendere in braccio. Anzi sono loro a saltare in braccio alle persone che passano, attirati dalla minima opportunità di procurasi il cibo.
La spiegazione è semplice: qui a Nosicomba i lemuri sono sacri. Sono curati e vezzeggiati, e vicino ad ogni capanna, sopra ogni tetto, per le stradine ci sono recipienti, riempiti in continuazione, con banane e altri pezzi di frutta che i lemuri possono prendere in qualsiasi momento. In questo modo Le simpatiche scimmiette si sono abituate a venire vicino alle case e con il tempo a non avere paura delle persone.
C'è una leggenda a Nosicomba che dice che se un lemure venisse catturato e caricato su una barca per essere portato altrove, la barca non avrà pace fino a che non ritornerà indietro con il suo carico, fosse anche sotto forma di relitto.
Il risultato di tutto ciò è che aggirandosi per le stradine del villaggio, può capitare da un momento all'altro che un maki salti da un ramo sulla vostra spalla, si metta a giocare con i vostri capelli, con la macchina fotografica e non vi darà pace finché non gli avrete dato fino all'ultimo boccone di cibo che avrete con voi.
I lemuri o maki di Nosicomba hanno il pelo fulvo o nero a seconda che siano maschi o femmine, delle enormi code pelose che servono da timone durante il volo e delle manine che sembrano quasi umane, con tanto di pollici e di unghiette quadrate.
E' molto bello poterli osservare così da vicino.
E per una volta questa possibilità è data dall'uomo. Elevando i lemuri e divinità gli abitanti di Nosicomba hanno contribuito a salvarne un gran numero e a renderli manifesti e farli conoscere ai visitatori. |
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La Storia di oggi:
Il casuario
Isole Padaido

È da quando abbiamo lasciato Biak, l’ultima isola incontrata, che non c’è stato più vento! E allora, dopo una giornata interamente a motore, oramai lontani dai movimenti di truppe che stanno avvenendo sulla costa dell’ Irian Jaya, abbiamo puntato verso le isole Padaido.
Sono un gruppo di piccole isole, circondate da barriera corallina. Sulla carta nautica hanno un bell’aspetto e così ci siamo fermati, un pò per aspettare il vento e un pò per cominciare questa lunga navigazione in un modo migliore di quello di scappare davanti a dei movimenti di truppe.
Siamo arrivati che era quasi il tramonto e abbiamo ancorato in centro a un anfiteatro formato da due isole. Ogni isola è orlata da sabbia bianca e in un angolo di una delle due si intravedono delle capanne. La mattina seguente siamo scesi a terra optando per l’isola senza capanne.
A riva, dopo pochi metri di sabbia morbidissima comincia una vegetazione di rampicanti e poco più in là ci sono palme, casuarine, pandani e altri cespugli ... [Continua ...] |
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