Gen 012000
 
Avaria - Kavieng

Avaria – Kavieng

Stavamo navigando verso est, senza vento e a motore, ma con la prospettiva di poter godere di qualche ora di brezza di terra.

Alla fine del mio turno sono scesa a cercare un po’ d’ombra in quadrato, e il tappeto del pagliolo mi era apparso stranamente umido. Un paio di passi e altro che umido, era proprio fradicio.

Urla concitate, spengo il motore e apro la porta della sala macchine. L’acqua è  all’altezza dei paglioli, le sentine completamente allagate. Ancora poco e anche i paglioli avrebbero cominciato a galleggiare.

Cosa fare per primo: capire da dove viene l’acqua o svuotare la sentina?

Abbiamo optato per lo svuotamento, ma dopo dieci minuti di lavoro frenetico con la pompa manuale il livello non era sceso neppure di pochi centimetri. Allora ci siamo messi a raccattare l’acqua a secchiate direttamente dalla sentina, e poi svuotavamo i secchi nel lavandino di cucina. Ad essere allagata era la sezione sotto il motore, perciò sull’acqua galleggiavano chiazze nerastre di olio, che dopo un po’ si sono trasferite sulle nostre mani, sulle nostre ginocchia, sul pavimento della barca. Sembrava di essere in un’officina.

Dopo 127 secchiate le nostre schiene erano a pezzi, il pavimento ridotto a uno schifo, ma la sentina era quasi vuota. Con un po’ di turni alla pompa siamo riusciti a svuotarla del tutto, e a constatare felicemente che di acqua non ne entrava più.

Avaria - Kavieng

Avaria – Kavieng

Cosa poteva essere successo? E’ bastato riaccendere il motore per capirlo:
il coperchio metallico dello scambiatore di calore del motore si era fessurato. Con  il motore in moto l’acqua del raffreddamento sgorgava a fiotti. Per ripararlo ci sarebbe voluta una saldatrice, che in barca non abbiamo. Abbiamo pensato a tutte le possibilità per rabberciare il buco: dal silicone alla vetroresina, dalla stoppa alla legatura di corda, ma ognuna aveva qualche controindicazione all’acqua o al calore. Alla fine abbiamo optato per uno stucco sottomarino che si può applicare addirittura sott’acqua. Ci ha già salvato una volta da una situazione che poteva diventare antipatica e anche questa volta si è rivelato all’altezza.

Per tutto il tempo dello svuotamento e della riparazione intanto la barca andava alla deriva, e alla fine ci siamo trovati vicino a terra e con pochissimo vento. Lo stucco aveva bisogno di 12 ore per agire.

La zona in cui ci troviamo, lungo la costa settentrionale della Papua Nuova Guinea, ha una cattiva fama. Sappiamo di turisti derubati e di piccole imbarcazioni assaltate.

Ma non c’era modo di starne alla larga. Finalmente quando abbiamo potuto rimettere in moto ci siamo allontanati dalla costa con un enorme senso di sollievo.

Subito dopo però abbiamo constatato che il cavo del satellitare non aveva tenuto, era umido e non potevamo più collegarci . Eravamo tagliati fuori dal mondo e con una decisione da prendere.

Continuare fino in Australia con il motore rabberciato, che continuava a lasciare sgocciolare acqua in sentina costringendoci a dare 50 pompate ogni due ore o a fermarci a ripararlo?

E se fermarci, dove e  fino a quando?

Abbiamo optato per la sosta, il lacrimare continuo del motore non ci lasciava dormire tranquilli. Abbiamo cercato sulla carta l’indicazione di qualche cittadina e abbiamo optato per Kavieng, un paesuccolo sul lato nord di un’isolona che si chiama New Irland. Questa sosta modificherà i nostri piani. Siamo troppo avanti con la stagione per continuare.Dovremmo trascorrere da queste parti la stagione dei cicloni, e aspettare la sua fine per proseguire.

Così ora siamo fermi a Kavieng. Non abbiamo il visto per la PNG ma la polizia ci ha dato il permesso di restare fermi qui per il tempo necessario in considerazione dei problemi della barca. Ora cercheremo qualcuno che possa ripararci il pezzo. Fretta non ne abbiamo. Fino ad aprile, oramai, non sarà possibile continuare il nostro viaggio verso sud.

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