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Cibo per maiali - Irian Jaya

Cibo per maiali – Irian Jaya

Biak sulla carta era la città più grossa che avremmo incontrato da quando abbiamo lasciato l’Australia. E le nostre aspettative erano altrettanto grosse: far riparare il fuoribordo, fare il pieno di gasolio, cercare un posto per far lavare la biancheria, fare acqua e provviste, spedire un pò di cartoline, farci un buon pranzo cucinato da altri, magari un gelato…

Purtroppo la città non è all’altezza della situazione. Probabilmente un tempo era un pò più organizzata e un pò più frequentata da turisti. Ma da quando la Garuda, per mancanza di fondi, ha soppresso i voli internazionali con gli stati Uniti, a Biak non c’è più traffico aereo e di conseguenza non viene  più nessuno. Tutto sommato a noi va meglio così, ma le speranze di approvvigionamento e di  un pasto decente si assottigliano. Ci sono degli alberghi per turisti che per la maggior parte sono chiusi, ci sono dei ristoranti che non cucinano più, ci sono un paio di supermercati, ma che hanno poca roba polverosa e poca scelta.

La gente è simpatica ed estroversa, si capisce che un tempo è stata abituata a trattare con gli stranieri. E’ il caso di Matheus. Prima  lavorava in un albergo e faceva la guida, ora non fa nulla e ci chiede se abbiamo bisogno di qualcosa.

Gli sottoponiamo i nostri problemi.

Al gasolio ci può pensare lui.  Prenderà  a prestito da un suo amico dei bidoni, andrà al deposito dei carburani a riempirli e ce li porterà in barca con la canoa. Dobbiamo solo anticipargli i soldi. Speriamo in bene, d’altronde non c’è alternativa.

Il bucato? Non c’è problema, lo fa sua mamma

“Vieni, sta già facendo il suo”

E mi porta dietro casa. C’è un cortiletto di fango, dove scorazzano galline e una capra nera che  bruca dei cartoni. La madre sta strofinando dei panni su un’asse microscopica appoggiata per terra . Ha a disposizione un grosso catino di stagno riempito con l’acqua del pozzo.

Penso a tutti gli asciugamani e alle lenzuola che si sono accumulati in attesa di essere lavati, glisso un pò, e penso di tentare in un albergo

“Tanto anche lì lavano allo stesso modo” mi ricorda Carlo

Nel frattempo abbiamo trovato una specie di pasticceria. Si chiama Nirvana e insieme a dei caffè lunghi e dolcissimi serve dei dolci di crema e di mele. Se si riesce a ignorare la popolazione di formiche microscopiche che li percorrono, sono ottimi.

Cibo per maiali - Irian Jaya

Cibo per maiali – Irian Jaya

Ma per noi la cosa più bella è sempre il mercato. La verdura e la frutta fresca quando si viaggia per mesi in barca in luoghi isolati, sono sempre un miraggio. Il mercato di Biak è un’emmenso susseguirsi di bancarelle di legno e di teli poggiati direttamente sul terreno. Dei pezzi di plastica coprono le bancarelle per ripararle dalla pioggia ricorrente. Intorno, nella penombra e tutto un alternarsi di verde, di giallo e di rosso.  Il verde delle innumerevoli erbe della maggior parte delle quali ignoriamo il sapore e l’utilizzo, il giallo dei limoni, dei manghi, delle papaie, il rosso dei rambutan, delle rape, dei peperoncini.

Ci sono bancarelle dove si vendono pezzi di pesce affumicato e molluschi infilzati su stecchi di paglia, ci sono montagne di uova verdi o di uova nere, ci sono cete di farina di taro e montagne di polpa di bambù, bianca e umida dall’odore acre. Nel lato esterno, direttamente sul selciato della strada sono esposti i pesci, alcuni appena pescati, altri che rivelano inconsolabilmente la loro età.

Noi ci aggiriamo in cerca di quello che conosciamo. Cipolle non ce ne sono e ci dobbiamo accontentare degli scalogni: 5 chili, mentre la donna pima di noi ne aveva comprati tre pezzi!! Anche le patate non ci sono, ci sono tuberi di vario tipo, dolci e no, che si mantengono per tanto tempo o che vanno a male dopo un paio di giorni. I pomodori sono brutti, verdi e piccolissimi. Ci riempiamo lo zaino di lime, di fagiolini lunghi 30 centimetri, di melanzane, di cavoli capuccini che sfogliati dureranno per mesi, di papaie acerbe, di carote.

Alla fine troviamo dei taro. Si tratta di un tubero spugnoso, che abbiamo imparato a mangiare in polinesia. E’ saporito e si conserva per tanto tempo. E difficile da trovare e siamo contenti che qui ci sia. Contrattiamo sul prezzo, e ce ne portiamo via un pò. Quando arriviamo alla barca Matheus è sorpreso.

“A cosa vi serve quello?” Indicando il taro

“Per mangiare”

“No quello è: “makan babi”. Mangiare per i maiali, scommetto che lo avete scambiato per un taro!”

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