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Incontriamo Qualcuno - Isola di Waigeo

Incontriamo Qualcuno – Isola di Waigeo

Finalmente, dopo più di 15 giorni abbiamo incontrato qualcuno, e contemporaneamente abbiamo risolto il mistero della capanna e del campo abbandonati. La mattina successiva a quella dal nostro arrivo nei pressi della radura abbandonata abbiamo visto arrivare due canoe con la vela mezza blu e mezza arancione fabbricata con vecchi teli e con sacchi del riso. A bordo si vedevano un bel pò di teste. Non appena le canoe sono giunte a riva gli occupanti si sono incamminati verso la capanna, e a quel punto siamo scesi anche noi.

Erano due coppie una di anziani, una di giovani e 4 bambini tutti piccolissimi che sono scappati appena ci hanno visti e si sono rifugiati piangendo tra le gambe di quella che doveva essere la madre.

Gli adulti invece sembravano felici di vederci. Il più giovane ci ha dato il benvenuto e si è presentato.

Il suo nome è Luis, gli altri sono sua moglie, i suoi figli e i suoi suoceri. Quella che a noi ara sembrata una capanna abbandonata in realtà è una specie di residenza di campagna perchè quello è, come dice lui, il suo garden, un appezzamento di terreno che ha recintato per impedire ai maiali selvatici di entrarci e all’interno nel quale coltiva patate dolci, papaie, banane e poche altre cose.

La famiglia generalmente sta qui, ma per il fine settimana con la canoa torna al villaggio villaggio (che sta in qualche posto imprecisato lungo la costa) per la funzione della domenica, e dopo qualche giorno, sempre via mare,  torna qui a coltivare il campo.

Finalmente! Siamo contenti di aver incontrato qualcuno. Siamo contenti di aver scoperto che nei paraggi c’è un villaggio, e soprattutto siamo contenti di riuscire ad intenderci. Luis infatti parla Bahasa indonesia, la lingua ufficiale indonesiana, di cui noi conosciamo qualche centinaio di parole ma che qui in Irian Jaya parlano in pochi, soprattutto in queste aree isolate dove poca gente è andata a scuola. Luis però deve proprio uno colto, perchè subito snocciola anche una decina di parole in Inglese. Bene, almeno riusciremo a farci raccontare qualche cosa.

Incontriamo Qualcuno - Isola di Waigeo

Incontriamo Qualcuno – Isola di Waigeo

E lui ci racconta, tanto per cominciare, che l’Irian Jaya presto sarà indipendente. E ci informa, cosa che non sapevamo ancora, che il governo indonesiano ha acconsentito a ridarle il suo nome antico, cosicchè ora questa regione si chiama Irian Papua.

Gli chiediamo scusa per aver sottrato indebitamente un paio di tuberi, ma lui ce ne porta in barca un sacco pieno. Ricambiamo con un vasetto di miele e una scatola di mais dolce, e il giorno dopo i bambini non hanno più così paura di noi.

Il suocero ci fa vedere una gabbia di bambù nella quale è racchiuso un uccello grosso come un tacchino. Ci dice che è il simbolo dell’Irian Papua, come l’uccello del paradiso è il simbolo della Papua Nuova Guinea.

Al di là della testa coronata (secondo la nostra guida è un Victoria crown pingeon) non può certo competere in bellezza con l’uccello del paradiso, ma deve essere buono. Il vecchio ci spiega che nella giugla vicino alle capanne ha posizionato una mezza dozzina di trappole e tutte le mattine trova uno o due bestie imprigionate.

“Ai bambini fanno bene! La carne li fa crescere forti! Avremo un grosso paese da popolare!” per Luis tutti i discorsi finiscono sempre con la costruzione della repubblica indipendente di Irian Papua.

“Ci vorranno anni, ma i miei figli alla fine non saranno più indonesiani”

Ci racconta anche che la politca famigliare del governo indonesiano esorta le coppie a limitarsi ad avere due figli, mentre quella del movimento indipendentista esorta ad avere tanti.

“L’Irian Papua è un paese grosso e noi dobbiamo popolarlo”

Mi chiedo come, dato che la stragrande maggioranza del territorio è copero da giugla, montagne altissime con nevi perenni, e mangrovieti.

Luis comunque non ha perso tempo. Ha già 4 figli tutti distanziati di un anno l’uno dall’altro e la moglie che allatta ancora gli ultimi due, ha un pancione che dice che il quinto arriverà tra poco.

La moglie parla poco. Solo dopo un pò di giorni sono riuscita ad afferrare il suo nome. Si chiama Malaika. Mi spiega che vuol dire angelo.

Curioso: è la stessa parola che si usa all’estremità opposta dell’oceano Indiano, sulla costa dell’Africa orientale nella lingua Suaili!

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