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"Mi no save" - Heremit Islands

“Mi no save” – Heremit Islands

Poco fa siamo entrati all’interno della barriera corallina che racchiude Heremits Island. L’acqua è trasparente e si vede il fondo fino a 20 metri. Ci sono grossi massi scuri abbelliti da gorgonie multicolori. Branchi di pesci argentei si muovono in formazione esibendosi in virate di 90° tutti in un solo movimento. Le isole sono verdi e collinose. Una vegetazione fitta le ricopre interamente. Dalla barriera di coralli alla prima isola sono 5 miglia. Mentre navighiamo delle mate giganti saltano davanti alla nostra prua e vediamo almeno tre tartarughe che vengono a fare capolino in superficie per respirare e per venire a curiosare.

Sappiamo che da qualche parte su queste isole c’è un villaggio, ma come al solito la nostra carta, troppo poco dettagliata non dice dove. Sull’isola che abbiamo di fronte vediamo una canoa capovolta sulla spiaggia e fra le fronde degli alberi si distingue una capanna. Decidiamo di ancorare lì di fronte e di andare a vedere.

La spiaggia è profonda poco più di un metro. Poi comincia una distesa di erbetta tipo trifoglio, tutta picchiettata di fiori bianchi e violetti. C’è un assembramento di piante di papaia e poco discoste un gruppo di palme. E lì, seduto sopra un tavolaccio all’ombra delle palme c’è un uomo. Non si sposta, non si muove, non dice niente e non sorride, tant’è che noi rimaniamo un attimo incerti se procedere o meno.

Salta fuori un cane spelacchiato che inizia ad abbaiare e allora il tizio gli dice qualcosa, forse di lasciarci stare, o forse di azzannarci, per noi non fa differenza tanto la lingua che parla è sconosciuta.

Dato che il cane si quieta e si accoccola sotto il tavolo, noi decidiamo di proseguire. Arriviamo vicino all’uomo e gli porgiamo la mano dicendo i nostri nomi.

Lui si limita a un sorriso un pò ebete, mettendo in mostra le gengive rosse di betel.

“Do you live here? ….home?” gli chiediamo indicando la capanna.

Stessa aria smarrita!

“This garden? You from village?”

Questa volta qualcosa si smuove e il tizio articola qualche parola.

“Mi no save. Mi no village, me big land”

“Io non so. Non sono dell’isola, ma della terraferma”

"Mi no save" - Heremit Islands

“Mi no save” – Heremit Islands

Queste strane espressioni sono Pidgin English. E’ una specie di lingua libera che si parla in tutta la Melanesia e in parte della Polinesia occidentale. Un inglese molto semplificato che viene usato come esperanto. In Papua Nuova Guinea è una delle lingue ufficiali per cercare di ovviare alla miriade di dialetti diffusi tra la popolazione.

Mi no save, che vuol dire non so, non è proprio di derivazione inglese. Forse a questa espressione hanno concorso maggiormente i filippini, che in patria parlavano spagnolo e si sono poi spostati a pescare nelle isole più a sud est.

Facciamo ancora qualche tentativo, cerchiamo di farci spiegare dove c’è il villaggio. Il tizio ci indica l’isola più grossa, facendo anche segno che dobbiamo passare da una parte piuttosto che dall’altra.

Nonostante i nostri ripetuti tentativi la conversazione non va più avanti di così.

Decidiamo di tornare sul gommone e andare a fare un giro lungo il perimetro dell’isola.

Mentre stiamo per salire sul dinghy ci raggiunge la voce del nostro amico:

“Mi likim tobacco! Voglio sigarete!”

E’ la frase che pronuncia con la maggiore energia di tutte. D’altronde come fargliene torto. Da qui non passa certo molta gente, dunque perché farsi scappare un’occasione del genere.

Più tardi gli abbiamo portato tre sigarette che erano in barca da più di un anno, con la carta un pò macchiata di muffa.

Ma lui era felice come un bambino.

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