Gen 012002
 
Port Resolution - Port Resolution

Port Resolution – Port Resolution

Port Resolution, quest’unica insenatura in tutta la costa di Tana deve il suo nome alla nave del Capitano Cook, che per primo ancorò qui nel 1774.

E anche noi, come lui, gettiamo l’ancora in questa stretta caletta, tutta fasciata di verde e dominata sulla destra dalla vetta del vulcano Yasur. In verità non si vede proprio la cima del vulcano, ma la nuvola di polvere nera che erutta in continuazione. Buon per noi che il vento la porta dalla parte opposta!

Scendiamo a terra e lasciamo il gommone su una spiaggia nera come il carbone e ci arrampichiamo per una specie di sentiero tra le radici di alberi enormi. Dopo poco arriviamo in un prato verdissimo, a sbalzo sull’acqua sottostante una decina di metri e tutto incorniciato di capanne di paglia elegantissime. Non c’è anima viva. Al centro una specie di tettoia, sotto la quale ci sono tavolacci di legno con le panche e una serie di bandiere diverse. Sul fondo una bacheca con la scritta: Port Resolution Yacht Club. Questa poi!

La vista sulla baia, sul vulcano di fronte e su tutta la spiaggia nera con il verde alle spalle è meravigliosa, ma non riusciamo assolutamente a capire dove sia la gente.

Ma mentre ci stiamo ancora riprendendo dalla sorpresa della scritta Yacht Club, arriva un ragazzotto magro con le spalle però da giocatore di Rugby.

“Benvenuti a Port Resolution, io sono Willy, il commodoro dello Yacht Club”

Willy, come tutti gli abitanti delle Vanuatu, un tempo condominio franco-britannico, sa parlare sia inglese che francese. Ci spiega che Yacht Club è il nome dato a quel luogo, che non è altro che un piccolo albergo dove alle volte si ferma qualche turista un po’ intraprendente che viene fino a Tanna per vedere il vulcano Yasur.

“Quando c’è qualche ospite una donna del villaggio si occupa di cucinare e se anche voi volete mangiare qua basta dirglielo”

Per ora la cosa non ci interessa, ma vorremmo invece sapere dove è il villaggio. Willy ci fa strada lungo un largo sentiero all’ombra di alberi di mango. Il fondo della strada è ripulita dalle foglie e sui lati ci sono cespugli di fiori color carnicino a forma di campanule che sprigionano un odore dolcissimo. Camminiamo per un po’, fino a quando alla nostra destra non appare un edificio bianco con il tetto di lamiera rosso.

“Questa è la scuola, il villaggio è subito dietro”

Infatti dopo un po’ cominciamo a scorgere capanne costruite con legno e paglia e con il tetto di foglie di palma intrecciate. Ci sono alberi e cespugli di fiori, frotte di bambini seminudi, maialini che razzolano e donne che chiacchierano e ridono tra loro sedute per terra fuori dalle capanne.

Port Resolution - Port Resolution

Port Resolution – Port Resolution

Il villaggio è disposto a corona, intorno a un grosso spiazzo centrale ricoperto di erba, dove i ragazzi stanno giocando a pallone e le ragazze più discoste giocano a pallavolo. Siamo nel tardo pomeriggio, il giorno sta volgendo al termine e tutti si rilassano un po’ prima della cena. C’è un’atmosfera che comunica un gran senso di pace e di serenità. Avrei voglia di sedermi fuori da una di quelle capanne e mettermi a chiacchierare con quelle donne che intrecciano ceste e lavano i bambini piccoli nelle tinozze di alluminio.

Willy si dirige verso un gruppo di capanne e lì conosciamo il capo: Zuberi. E’ un ragazzo giovane, più giovane di Willy, avrà forse 25 anni.

Ci spiega che è capo da poco, suo padre è morto da pochi mesi e i vecchi del villaggio hanno scelto lui tra tutti i suoi fratelli per sostituirlo.

“Io ero alla capitale a studiare all’università, e sono tornato per prendermi cura della mia gente”

Mentre lui parla, nelle capanne vicine le donne della sua famiglia, le sorelle e le cognate, stanno badando a stuoli di bambini con il moccio al naso e con i denti bianchissimi. Sono tutti eccitati dalla nostra presenza e non appena possono, ci si affollano intorno, ripetendo la solita cantilena:

“Hallo, how are you, what is your name”

Mi siedo vicino a tre ragazze: Noemi, Marion e Caroline, che stanno intrecciando delle stuoie.

Un’altra sta grattando del cocco seduta su uno sgabello di legno che termina su un pezzo di ferro acuminato e un’altra ancora mi regala una papaia.

“Se ti piace te ne do anche domani, qui ce ne sono tante. Se vuoi qualcos’altro abbiamo patate dolci, manioca, poi nel giardino abbiamo anche altre cose, se vuoi vieni con noi quando ci andiamo, domani o magari dopodomani. Quanto tempo vi fermate?”

Non sappiamo ancora quanto fermarci, siamo appena arrivati e non abbiamo assolutamente pensato ancora a un programma, ma certo Tana promette tante cose interessanti, il vulcano per esempio.

E poi questo villaggio è un piccolo paradiso e ci si sta benissimo.

Dopo un po’ passa un gruppo di uomini che si stanno dirigendo, ci dice Willy, nel nakamal, un luogo riservato alla parte maschile del villaggio dove la sera ci si ritrova per bere la kava. Una bevanda con un leggero effetto soporifero che viene bevuta in tutto il Pacifico.

“Però qui a Tana la kava è tabù per le donne” si affretta ad aggiungere Willy

“Non ti preoccupare” mi dice subito Caroline” vedrai tra qualche giorno inviteranno anche Carlo ad andare con loro, così tu stai qua e ti facciamo compagnia noi”

Penso proprio che ci fermeremo per un bel po’.

Spiacenti, i commenti sono chiusi.