Canale di Suez – Colore locale e piloti intraprendenti

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Gen 011992
 

Quello di Suez è un passaggio artificiale lungo 88 miglia che collega il Mediterraneo con il Mar Rosso, attraverso una terra triste, bassa e desertica. Per costruirlo, i francesi, alla fine del secolo scorso, realizzarono una serie di canali artificiali che mettono in comunicazione i due mari passando per alcuni laghi salati già esistenti. Da qualche decina d’anni il canale è gestito direttamente dagli egiziani, che fanno sforzi evidenti per mantenerlo efficiente, ma la cui organizzazione è precaria. Quando si arriva a Porto Said, l’imbocco mediterraneo del canale, ci si ferma allo Yacht Club per le pratiche necessarie. In realtà questo approdo è una darsena riservata agli yacht, con pochi servizi, dove ci si ferma solo il tempo necessario per le pratiche e per una visita alla città.

Appena arrivati si affronta la prima fatica: bisogna scegliere tra una decina di “agenti del canale” che vengono prepotentemente a bordo o che ti abbordano prima ancora di arrivare per proporre i propri servigi per le pratiche necessarie al passaggio. In teoria non sarebbe necessario servirsi di un agente. In pratica sì. Noi abbiamo tentato di fare per conto nostro e dopo due giorni di inutili giri in incomprensibili uffici, abbiamo rinunciato. Gli agenti si prendono cura di tutto (dal disbrigo delle pratiche alla consegna a bordo del gasolio “duty free” – 30 lire al litro nel 1991 !) per una cifra variabile dai 150 ai 250 dollari, secondo le dimensioni della barca, la voglia di contrattare del proprietario, etc. Poi la barca viene ispezionata da quello che loro chiamano “ingegnere”: un tizio che di solito si limita a chiedere se il motore funziona e a che velocità va la barca (non dichiarare mai meno di 5 nodi, altrimenti impongono un traino). Il passaggio del canale avviene in uno o due giorni, secondo la velocità della barca.

La mattina del giorno stabilito il pilota sale a bordo, in genere molto prima dell’alba, alle 3 di notte, e ci si avvia nel canale, che è segnalato da una serie infinita di boe rosse e verdi, alimentate da pannelli solari e batterie. A mano a mano che passano le ore, le luci delle boe si affievoliscono, (evidentemente le batterie sono in cattivo stato, finché, poco prima dell’alba, sono quasi tutte spente. Non importa molto, comunque, basta tenersi al centro e seguire le indicazioni del pilota. Quest’ultimo è un povero diavolo che in seguito a chi sa quali raccomandazioni è riuscito ad avere il posto di pilota. Non sa niente di navigazione e di barche a vela, ma conosce il canale come le sue tasche e i suoi consigli possono essere preziosi. Per il resto la sua massima preoccupazione durante il tragitto è cercare di ottenere da voi tutto quanto possibile: sapone per bambini, cosmetici per la moglie, sigarette per gli amici, birra e così via.

Una precisazione di carattere tecnico-burocratico. Il pilota a bordo ha solo funzione di consigliere. La responsabilità per la conduzione dell’imbarcazione è sempre del comandante, così come è del comandante la responsabilità in caso di incidenti.