Libro Mar d’Africa

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Lug 212015
 

Libro Mar d’Africa

Carlo Auriemma – Elisabetta Eördegh

Feltrinelli

Mar d'AfricaLe rotte battute dai vecchi mercanti arabi, le isole abitate solo dagli uccelli, gli incontri con i cacciatori di squali e i discendenti dei pirati, le amare esistenze degli abitanti delle coste del Mar Rosso e di quelle dell’Africa Orientale, le strane realtà delle isole Chagos, delle Maldive meridionali, delle isole del Mozambico.

Un viaggio tra popoli, natura e luoghi sconosciuti o dimenticati raccontato da due persone comuni che da dieci anni si sono trasformate da lavoratori sedentari a cantastorie itineranti grazie a una barca a vela.

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Troviamo un atollo - Atollo di Ayu

Troviamo un atollo – Atollo di Ayu

Gli atolli sono posti strani e bellissimi. Sorgono in mezzo al mare, in pieno oceano, dove l’acqua è pulita e incontaminata e dove non ci sono uomini, o ce ne sono pochi. Un bassofondo a forma di anello emerge da abissi insondabili ed arriva a lambire la superficie. Sul bordo del bassofondo il corallo, nell’acqua pulita, cresce rigogliosamente formando incredibili giardini colorati, e, all’interno dell’anello di corallo c’è sempre una laguna calma e profonda. Se fuori dall’atollo il mare è grosso, ci sono le onde, le correnti e i pericoli del mare aperto, dentro l’atollo è come essere in paradiso. La circonferenza irta di coralli semiaffioranti protegge la laguna dalle onde ed è come essere in un lago. Un lago d’acqua salata in pieno oceano.

Dentro la laguna ci sono le isole ricoperte di palme da cocco, le spiagge bianchissime, le zone sabbiose di mare poco profondo e tiepido, dove pullulano i pesciolini e dove è bello restare per ore a farsi accarezzare dal vento e dal sole.

Ci sono atolli famosi come quelli delle Maldive e delle Tuamotù, altri meno noti come quelli delle Chagos e delle Laccadive, e ce ne sono altri isolati e lontani, che nessuno conosce.

Questo dove stiamo per entrare è uno di questi ultimi. Si chiama Ayu, e l’abbiamo scoperto per caso, studiando la carta nautica, una trentina di miglia a Nord di Waigeo, da cui siamo partiti ieri sera.

Appena lasciata la costa dell’isola il vento è diventato leggero, capriccioso e incostante. Ma a noi andava bene così, perchè la strada da fare era poca e avevamo tutta la notte per farla. Alle dieci circa abbiamo passato l’equatore e abbiamo festeggiato mangiando uno degli ultimi formaggi in scatola rimasti ancora dalle provviste Australiane.

Alle 7 del mattino, con la prima luce del giorno, sempre a vela, sempre spinti da un leggero aliseo, abbiamo visto l’acqua che cambiava colore: era il bordo esterno dell’atollo, dove il  mare improvvisamente da blu scuro diventava verde, e poco più in la frangevano le onde. Abbiamo cominciato a costeggiarlo, a distanza, verso nord, in direzione della passe, ovvero del passaggio che immette nella laguna.

 Ore 10.00

Siamo davanti all’ingresso del passaggio. Fin qui abbiamo navigato a vela, con vento contrario ma leggero restando sempre rasenti al limite dell’atollo, con il cambiamento di colore dell’acqua da blu a verde che ci avvertiva quando ci stavamo avvicinando troppo. Abbiamo passato qualche canoa di gente che pescava sul limite del reef, e li abbiamo salutati da lontano. Ora, ammainate le 4 vele della Barca Pulita, stiamo imboccando a motore la passe, che per il momento è larga e senza pericoli.

I colori sono incredibili: blu, azzurro e verde pastello, ma la corrente è forte. Una specie di fiume largo e liscio che scorre contro di noi. E’ da questo fiume che, per ubbidire alla legge delle maree,  deve passare tutta l’acqua che esce dalla laguna. Noi invece dobbiamo entrare e per noi la corrente è un ostacolo e un pericolo. Ho tentato di calcolare l’ora in modo da arrivare qui con il minimo della marea, per affrontare il passaggio al momento della stanca, ma devo aver sbagliato i conti a giudicare dalla violenza del fiume. Discutiamo tra noi se non sia meglio fermarsi e aspettare che la marea si inverta. Decidiamo di no,  meglio continuare. Continuiamo a motore, al massimo della potenza, cercando di mantenerci al centro del passaggio, tra gorghi e rivoli di schiuma.

 Ore 10.30

Siamo nel punto più stretto del passaggio e puntiamo verso Est, in direzione della laguna. Si vedono i reef scorrere sui due lati, a poche decine di metri dal nostro scafo. Ci sono rocce emergenti, isole, isolette, lingue di sabbia. La nostra rotta  è un nastro blu che serpeggia tra questi oggetti colorati.  Come sempre Lizzi è al timone mentre io sto a prua, di vedetta. Ad un certo punto salgo sull’albero di trinchetta con la telecamera piccola per tentare una ripresa dall’alto. Da dieci metri di altezza lo spettacolo è mozzafiato. La nostra prua avanza contro rivoli di acqua blu, e lo scafo sfiora isole di corallo verde, tanto belle quanto pericolose. Torno in pozzetto. Se qualcosa andasse storto almeno saremmo in due.

 11.00

Troviamo un atollo - Atollo di Ayu

Troviamo un atollo – Atollo di Ayu

Ormai siamo dentro la laguna. La corrente si è calmata e i colori  sono  ancora più intensi, e più puliti. Ora i colori dell’acqua ci servono da guida: giallo e marrone vuol dire corallo a pelo dell’acqua. Verde vuol dire corallo sommerso di mezzo metro. Azzurro chiaro e sbiadito vuol dire fondo di sabbia ma con meno di un metro d’acqua.  Azzurro pastello vuol dire sabbia con acqua sufficiente perchè la nostra barca possa passare, e da lì in poi, tutte le tonalità più intense dell’azzurro, fino al blu profondo, segnalano i passaggi sicuri, dove l’acqua è fonda. La laguna che si apre davanti a noi è un immenso mosaico di colori. Dalla mia postazione sopra l’albero urlo a Lizzi le istruzioni per far lo slalom tra i verdi e i gialli per restare nei blu e negli azzurri e per dirigere verso un’isola coperta di palme che abbiamo individuato dall’altra parte della laguna e dove forse ci sarà un villaggio. Impieghiamo mezzora ad arrivare e ci fermiamo a 500 metri da terra gettando l’ancora in una chiazza blu equidistante da due secche azzurro chiaro. Finalmente.  Lizzi lega il timone, mette la protezione alla bussola e monta il tendalino per ripararci dai raggi del sole a 90°. Io metto via le vele e calo in mare il gommone.

Intorno a noi la laguna è immobile come un lago senza vento. La nostra barca è immobile senza il minimo dondolio. Da terra ci hanno visti e due canoe sono già partite per venire verso di noi.