Gen 012000
 
Il villaggio - Luf, Atollo di Heremit

Il villaggio – Luf, Atollo di Heremit

Questo posto è un paradiso. Due colline verdi unite da una lingua di terra larga un centinaio di metri. Lungo la lingua di terra, ricoperta di prato e fitta di palme, nascoste sotto gli alberi di mango e sotto altri alberi enormi dai rami nodosi coperti di fiori colorati, sono sparpagliate le capanne del villaggio. Sono costruite con foglie di palma, che invecchiando ingrigiscono, o con foglie di sagù, che sono lucide e marroni. Alcune capanne, le più vicine all’acqua sono rialzate da terra, altre poggiano direttamente sull’erba; così ci appare lo splendido atollo di Heremit.

All’estremità del villaggio sulle pendici delle colline, ci sono i giardini dove si coltivano ananas, papaie, patate dolci, e tanta verdura sconosciuta. Le due lagune infine garantiscono sempre pesce, brezza e frescura.

Noi scendiamo a terra la mattina, girovaghiamo tra una capanna e l’altra. Oramai ci conoscono  tutti, ognuno ci regala qualcosa: dei lunghi fagioloni verdi, un ananas, tre uova, una papaia verde. In cambio nessuno chiede niente. E quando ritorniamo a bordo, carichi di cose, nel dinghy, sulla spiaggia, c’è sempre qualche altro regalo, anonimo.

Io passo la gran parte del tempo con le donne. Finalmente, dopo tanti anni di Indonesia, dove la conversazione languiva per la barriera linguistica, qui ci si riesce a intendere, Quasi tutte parlano un pò di inglese e tute lo capiscono. Lo studiano a scuola e poi leggono la bibbia. Anche se siamo lontani dalla civiltà, anche se qui non viene mai nessuno, non c’è radio, televisione e poche possibilità di comunicare col mondo, il livello culturale comunque è più alto, e passare le ore a parlare con queste donne, mentre cucinano o mentre preparano il cibo è una cosa che mi diverte tantissimo. Cominciano la mattina presto, a preparare la farina di sagù, o a grattare le noci di cocco, o a pelare le patate dolci. Gli ingredienti disponibili non sono molti, ma loro li sanno combinare sapientemente. Preparano gnocchetti con farina di cassava e latte di cocco, o frittate di taro e cocco grattato, pani di cassava e banane, pani di sagù. Cucinano all’aperto, su fuochi di legna, usando pentoloni di alluminio o padelle tipo wok. La preparazione del cibo è una cosa comunitaria. C’è sempre un gruppetto di donne che lavorano insieme. Ognuna prepara qualcosa. Poi ne passa un’altra, si mette ad aiutare, poi una va via e lascia il suo pentolone in custodia a quelle che restano. Non ho capito bene come funzioni.

Quando il cibo è pronto chi passa di lì mangia qualcosa, da qualunque parte arrivi. Per lo meno così succede nel pasto di mezzogiorno!

Io mi diverto a fotografarle e a farmi spiegare come si fa. E naturalmente ad assaggiare.

“Ce lo avete questo in Italia?” mi chiedono sempre e la mia risposta è quasi invariabilmente

“No”

Sono curiose di quello che mangiamo noi.

“Pasta, riso, pizza”

“Si ma qualcosa che si mangia quando non ci sono i negozi?”

Il villaggio - Luf, Atollo di Heremit

Il villaggio – Luf, Atollo di Heremit

Allora stamattina le ho sconcertate e ho cucinato i fiori di zucca. Ce ne sono un sacco in giro e nessuno li raccoglie e tanto meno hanno mai pensato di mangiarli. Loro non sono in grado di fare la pastella, non hanno né farina né latte, così ho fatto delle piccole frittelle di uovo, sale, farina di cassava e fiori di zucca.

Ho avuto un pò di problemi con il fuoco, ma loro erano lestissime, quando si accorgevano che la temperatura dell’olio scendeva, a posizionare meglio i ciocchi di legno sotto la padella.  Alla fine abbiamo fatto un festino con frittele e noci di cocco,  erano tutte contente. Lina, la più grassa di tutte ha deciso che prepareranno un pranzo per noi. Sabato è il loro giorno di festa e non possono lavorare. Cucineranno tutto il venerdì e sabato, fuori dalla chiesa, mangeremo tutti insieme.

Poi il maestro ci ha chiesto di andare a scuola a parlare del nostro Paese. La scuola è una capanna di frasche con il pavimento di sabbia. Due lavagne ad ogni estremità,  metà bambini girati verso una delle due e l’altra metà verso l’altra. In questo modo l’unico maestro ha diviso in due livelli i bambini del villaggio,

Parlare dell’Italia! Da dove si comincia?

“…….Be, l’Italia è un piccolo paese, ma in Italia è nato un signore che ha scoperto l’America…..”

“CRISTOBAL  COLOMB!!” lo conoscono….

“E poi in Italia c’è Roma dove vive….”

“IL PAPA”

Meglio che non mi azzardi a parlare di calcio, se no chissà come finisce!

Gen 012000
 
Festa per noi - Luf, Atollo di Heremit

Festa per noi – Luf, Atollo di Heremit

Oggi qui sull’atollo di Heremit è il gran giorno. Ci troviamo qui da alcune settimane e oramai tutti ci conoscono e siamo in buoni rapporti, specialmente con Robert, la nostra guida.

Ha piovuto tutta la mattina e quando alle 11 scendiamo a terra sta ancora gocciolando.  Robert, che come sempre ci fa da scorta, è venuto ad attenderci sulla spiaggia e ci porta in una capanna che serve per le assemblee del villaggio: poco più di una tettoia di frasche, il pavimento di sabbia, un pò di panche e un tavolone di legno.

Oggi gli abitanti di Luff sono tutti in ghingheri. Gli uomini con pantaloni lunghi, camicia e cravatta e soprattutto scarpe! E a parte Robert, che calza dei mocassini improbabili, gli altri esibiscono delle scarpe da tennis nere con le stringhe bianche.

Le donne invece sono vestite con gonne lunghe della foggia diversificata. Alcune hanno dei sarong, altre dei vestiti di cotone, Lina costringe i suoi 100 chili in una specie di tailleur, mentre Wilma alta e sottile, indossa una lunga gonna bianca, una T-shirt dello stesso colore e un gilet di velluto a coste beige! Chissà da che parte sarà uscito. Una ragazza sfoggia addirittura un bolerino di falso broccato, rosa shoking!

Io sono in pantaloni e Carlo in bermuda, ci scusiamo un pò, ma a nessuno importare granché.

Dopo un pò che siamo nella capanna arriva una processione di ragazze portando ogni ben di Dio: fette di pane di sagù e di cassava adagiati su foglie di banano, pesce con verdure, pesce fritto, torta di cassava e banane, piatti di frutta, verdure in umido……da far venire l’acquolina in bocca.

Però non è ancora il momento di assaggiare: prima ci vogliono dedicare una canzone. E’ uno degli inni che cantano in chiesa, ma scelto con cura, e parla di amici venuti da lontano su una barca.

Festa per noi - Luf, Atollo di Heremit

Festa per noi – Luf, Atollo di Heremit

Il nostro pranzo intanto è rimasto in custodia dei bambinetti incaricati di scacciare le mosche usando dei rametti verdi. Dopo due canzoni sembra arrivato il momento di sedersi a pranzo. La tavola non è grande ed è subito chiaro che non sarà possibile starci tutti. Ci sediamo noi, si siede Robert e qualcun altro. Tutti gli altri sono attorno, in piedi, a ridere e a guardare. Ma non si può ancora mangiare: prima la preghiera!

Tutti si alzano di nuovo, abbassano gli occhi, e ringraziano Dio per il cibo, il pesce, gli amici.

E finalmente si magia per davvero. Le donne vengono a turno a servirci e ognuna porta quello che ha cucinato, e c’è una specie di gara a farmi provare tutto.

“Questa e la zucca con il latte di cocco che ho colto ieri!”

“Questo è il pane di cassava che mi hai aiutato a mettere nel forno…”

“Prova il mio pesce!”

Per fortuna da giorni ho inalberato una presunta allergia all’amido, così non devo fare troppa fatica a difendermi dagli assalti del pane di sagù, delle polpette di sagù e cocco, del budino di sagù e altre amenità del genere che mi danno fastidio solo con il loro odore di fermentato.

Tutto quello che ho il coraggio di provare comunque è squisito.

Il pasto finisce e restiamo nella capanna per tutto il pomeriggio in compagnia degli abitanti di Luf. Ora li conosco quasi tutti, sono poco più di 100, e riesco anche a ricapitolare le parentele. Una usanza di qui, ma che avevamo già trovato in Polinesia, è che spesso uno adotta i figli di un altro. Così per esempio Frida che ha 5 figli maschi ha lasciato che sua cognata Wilma, madre di solo due femmine, adottasse il suo quarto figlio. E Caroline invece, che si sposerà solo l’anno prossimo, ha adottato una delle due gemelle nate a una mamma troppo giovane per potersi occupare di tutte e due. Quando invece chiedo a Jony che sta allattando il suo bambino, quale sia suo marito mi risponde:

“Not husband, only boy friend” anche questa è una usanza molto polinesiana.

 Per tutto il pomeriggio, nella capanna, le donne che oramai non sono più timide nei miei confronti, passano il tempo a……toccarmi i capelli. E’ una cosa che a loro piace moltissimo. I loro  sono neri, lanosi, crespi, i miei sono bianchi, grossi e lisci e per loro fortuna anche secchi. E con le grosse mani nodose mi accarezzano continuamente la testa, mi girano le ciocche, me le arrotolano, me le intrecciano, me le tirano.