Mal di mare

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Gen 011994
 

Mi chiamo Manuela ho 28 anni. Tutto è cominciato quando a due miei amici è venuta la brillante idea di acquistare una barca e imbarcarmi come terza del gruppo. Mi hanno insegnato i termini, le tecniche di navigazione…..Bellissimo, ma il mio problema è il mal di mare. Ho provato di tutto: pastiglie, cerotti, a reagire, ma … niente da fare, Quando mi capita, anche con mare relativamente mosso, molla di colpo tutto il mio entusiasmo per l’affascinante mondo della vela e dei viaggi, e crollo anch’io. Si può rinunciare a un’avventura bellissima solo per questo motivo? Che mi con· venga, piuttosto, raggiungere i miei amici quando saranno in Polinesia, con l’aereo’?!

Cara Manuela, cominciamo dalla fine. No, non raggiungere i tuoi amici in Polinesia con l’aereo. Sai cosa c’è tra qui e la Polinesia? Ci sono una infinità di albe, di tramonti, di ore passate a guardare l’orizzonte, davanti, indietro, tutto attorno. Ci sono pesci che volano, delfini che giocano, uccelli che ti seguono. C’è il sole che mano a mano tramonta sempre più tardi e sorge sempre più tardi, c’è la luna che decresce, scompare, riappare e ricresce, ci sono le stelle. Ci sono le persone che incontri nei porti, ci sono le esperienze e i racconti, ci sono gli indigeni che ti accolgono in modo particolare, perché sei arrivata da lontano facendo fatica. C’è il piacere unico, all’arrivo, di immergersi in un frutto fresco, di bere un bicchiere di acqua gelata, di “farsi una bistecca”.

Vuoi rinunciare a tutto questo solo per un po’ di vomito? Tutti i libri dei grandi navigatori non sono esenti da episodi in cui si parla di vomitate. Nel nostro libro (Sotto un grande cielo, ed. Mursia) non ci sono racconti su questo malessere perché siamo solo piccoli navigatori e come tali la fiducia del nostro editore si esauriva in 251 pagine (altrimenti cambiava la “fascia” del prezzo di copertina!) e abbiamo voluto raccontare storie più interessanti di quelle del nostro stomaco. Scrivi che hai sofferto durante una traversata Istria-Venezia, “solo” con un vento contrario di 35 nodi. E dici poco! Quello che esalta il mal di mare in una situazione così è che uno mira solo ad atrrivare e tralascia tutto il resto peggiorando notevolmente le condizioni di vita di conseguenza, alla fine, il suo stato di salute. Mi spiego meglio: quando si parte per una traversata di 3.000 miglia, non si può, a causa della nausea, non cucinare. perché altrimenti si morirebbe di fame e, con lo stomaco pieno, si sta meglio. Non si possono lasciare i piatti sporchi nel lavello a sbattere e ammuffire: il lavandino vuoto da un senso di ordine e non esalta i conati. Non ci si può buttare vestiti sulla cuccetta, magari un po’ bagnati: ci si spoglia e si sta un po’ meglio. E il giorno dopo un po’ meglio ancora, e al terzo giorno lo stomaco sarà disteso e il ritmo sarà dato dal mare.

Non ti preoccupare cara Manuela, per vomitare non c’è mare migliore del Mediterraneo, e il Nord Adriatico non scherza affatto. Se farai un giro come il nostro sarà sempre caldo, la bolina la troverai solo alla fine, nel Mar Rosso, non userai mai cerate che impacciano, e ci saranno da fare e da godere tante di quelle cose che il mal di mare sarà solo un ricordo lontano. Dopo tutto, il fatto di soffrire il mal di mare è sintomo di un corretto funzionamento dei canali semicircolari dell’orecchio interno, sede dell’equilibrio. Quando questi canali sono stimolati da eccitazioni anormali cominciano i disturbi: pallore, sudori freddi, nausea, vomito; il tutto accompagnato da turbe secondarie che influenzano negativamente l’umore: debolezza, mal di testa, secchezza delle fauci, freddo, mancanza d’aria, fastidio verso gli odori, e poi apatia, perdita di interesse, paura e via dicendo.

I primi navigatori credevano che il mal di mare dipendesse dal cattivo funzionamento dello stomaco. E lo soffrivano tutti, ciurma e ufficiali, novellini e veterani. Leggendario al proposito l’Ammiraglio Orazio Nelson che, si dice, patisse il mal di mare. I primi studi seri per guarire, o meglio prevenire. il mal di mare furono effettuati nel 1944 in occasione dello sbarco degli Alleati in Normandia. Il comando alleato era preoccupato di far sbarcare soldati in grado di combattere e non ci si poteva permettere di far scendere a terra una masnada di vomitosi sofferenti. Da questi studi nacquero quei farmaci detti antichinetosici che contribuirono a far viaggiare meglio in auto, in pullman in aereo e in barca molte persone. Accanto ai farmaci restano in uso una miriade di rimedi popolari, di nuovi rimedi e soprattutto la prevenzione. Ve diamo alcuni esempi.

Innanzi tutto ci si deve riparare dal freddo, evitare gli odori cattivi (nafta, sentine puzzolenti, odore di chiuso) e cibi troppo pesanti, le bibite gasate e gli alcolici che, gravando lo stomaco, aumentano la nausea. Evitare di rimanere a stomaco vuoto. Ci si deve sforzare a impegnarsi in qualche lavoro per distrarre la mente. Stare al timone fa molto bene perché non richiede grandi spostamenti e impegna l’attenzione. Se poi la nausea comincia ugualmente a manifestarsi ci si può comportare in diversi modi: i marinai bretoni, nonché il grande navigatore solitario Joshua Slocum, consigliano di bere un mezzo bicchiere d’acqua di mare. Il pane raffermo, magari coperto da un velo di pasta d’acciughe, riempie e asciuga lo stomaco. C’è la teoria di succhiare una fettina di limone e quella di mangiare pezzi di cioccolata. Molti trovano efficace una tazza di brodo salato con una punta di peperoncino. Ci sono poi i cerotti che applicati dietro l’orecchio rilasciano scopolamina. una sostanza che agisce sull’organo dell’equilibrio; ci sono le gomme da masticare che però hanno un sapore amaro e, se prese a nausea avanzata, peggiorano la situazione. Una volta un mio amico ha sperimentato questo metodo, diceva lui, orientale: fissare nell’ombelico, per mezzo di un cerotto, una prugna secca nella quale si sia posto un grumo di sale grosso. Tenere per una settimana, rinnovando ogni giorno, il grumo di sale.

Comunque, ti assicuro che non ho mai visto nessuno soffrire per più di un giorno o due, che tutti, in ogni caso, miglioravano in modo direttamente proporzionale al loro impegno sulla barca.

Io, prima di partire per il giro del mondo, non avevo praticamente mai navigato e, gran fortuna, in questi anni ho sofferto il mal di mare solo qualche volta. Credo che tutto dipenda dal fatto che io sono l’opposto di quello che si definisce un grande navigatore. Carlo lo è molto più di me e infatti soffre ogni tanto il mal di mare (durante il giro del mondo molto meno che nelle crociere mediterranee). Il rimedio che ha adottato è una pastiglia di Plasil quando monta la nausea. Ho adottato questa filosofia anche la scorsa estate con la mia bambina e i ragazzini che abbiamo avuto a bordo. Ha sempre funzionato.