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Aborigeni, vermi e pesca - Melville Island, Snake bay - Australia

Aborigeni, vermi e pesca – Melville Island, Snake bay – Australia

Dopo i primi momenti di disorientamento, abbiamo cominciato a socializzare con gli aborigeni. Siamo infatti da poco approdati all’isola di Millicàpiti, una delle ultima isole ancora abitate interamente dagli aborigeni. Quando scendiamo a terra è sempre un po’ difficoltoso. Davanti alla spiaggia c’è sempre una fila di frangenti, e, dopo la manovra di arrivare, spegnere il motore, saltare giù dal gommone per evitare che strusci sulla sabbia e poi sollevarlo e tirarlo in secca,  ci ritroviamo sempre investiti da uno dei frangenti che ci bagna da capo a piedi.Tutte le volte allora per asciugarci un po’ ci fermiamo da un gruppo di aborigeni sdraiati su letti e materassi, capitanato da una vecchietta arzilla che tutti chiamano Mamma Happy. Ci dice con orgoglio di essere stata la maestra del villaggio e, cosa che la nobilita agli occhi di tutti, nel 1956 ha pranzato con la regina madre.

Dice che io e lei siamo uguali perchè abbiamo lo stesso colore di capelli e mentre me lo dice mi afferra un braccio con la sua mano stecchita e gelata.

“Senti come sono fredda, è perchè sono vecchia che ho sempre freddo”  mi ripete ogni volta.

In effetti è così magra da sembrare una scopa vestita e fuma come una turca. Quando le chiedo quanti anni ha annichilisco: 57! Gliene davo 80.

Glen, un artista, fa parte di questo gruppo familiare. Non ho capito bene, ma pare che la vecchia sia sua zia. Lui è un po’ più intraprendente degli altri, non è vecchio per cui può andare in giro, non ha niente da fare, perchè essendo un artista lavora solo quando è ispirato, per cui ci porta  per il villaggio, a vedere le cose salienti e a conoscere le persone.

Lo sottoponiamo a dei fuochi di fila di domande, vorremmo sapere tutto sugli aborigeni, su quello che fanno, su quello cha mangiano, sulle storie dei miti e dei totem e lui pazientemente risponde.

Una delle nostre più grosse curiosità riguarda il loro cibo e il modo di procurarselo.

“E’ vero che mangiate i vermi, e i serpenti, e dove li andate a prendere?”

Lui risponde sempre con calma, dicendo che sì, si mangiano ancora queste cose. Che le donne vanno a cacciare nella boscaglia, o in riva al mare con la bassa marea. Che alcune cose, come i vermi, si ritiene facciano bene alla salute, altre, quando si portano a terra, vanno divise con tutto il villaggio, e alla fine, adeguandosi al detto “Fatti non parole” ci ha proposto

“Domenica vi porto a caccia con mio fratello. Andiamo a cacciare nel mangrovieto, granchi e conchiglie!”

Aborigeni, vermi e pesca - Melville Island, Snake bay - Australia

Aborigeni, vermi e pesca – Melville Island, Snake bay – Australia

E così ieri siamo andati a prenderlo quando la marea cominciava a scendere. Lui e Terence sono entrati in acqua fino alla vita con indifferenza, per evitare a noi di bagnarci scendendo a terra.Su indicazioni del fratello Terence ci siamo portati dalla parte opposta del fiordo, dove un enorme mangrovieto cominciava e esporre all’aria le sue radici. Intorno c’erano delle piccole isole di sabbia. I due, armati con arpioni di bambù, hanno cominciato a camminare pian piano nell’acqua bassa e a scagliare con tutte la loro forza il braccio armato, non appena vedevano qualcosa muoversi. La loro preda erano i granchi di palude. In pochi istanti sono stati sopraffatti dall’istinto del cacciatore, colpivano in tutte le direzioni, con una frenesia che solo una fame antica riesce ad attivare. Ritraevano l’arpione con infilzata una bestia larga una quindicina di centimetri, che tentava in tutti i modi di liberarsi dalla presa. Avevo portato un grosso sacco per infilarci i granchi, ma il ritmo con il quale li catturavano non mi permetteva di star dietro a tutte e due. Così quando arrivavo in ritardo o non ero nelle vicinanze, Glen si infilava i suoi granchi nel taschino della camicia.

In un quarto d’ora il sacco era pieno e la marea era scesa così tanto da mettere completamente in secca i banchi di sabbia dei granchi.

“Andiamo nelle mangrovie a cercare le conchiglie” e Terence si è incamminato, a piedi nudi tra le radici taglienti.

Noi lo abbiamo seguito armati di videocamera, macchina fotografica e scarpe, ma non riuscivamo a stargli dietro. I nostri piedi affondavano in un fango viscido e grigiastro, mentre eravamo impegnati in un corpo a corpo con zanzare e ragnatele.

Terence avanzava tranquillo. Metteva avanti un piede esitava un po’ tastando il terreno, poi metteva avanti l’altro e ripeteva la stessa mossa. Ogni paio di passi si fermava e raccoglieva una conchiglia

“Ma come hai fatto a vederla?” il sole non filtrava tra i rami e le conchiglie erano nere come il fango.

“Non l’ho vista, ho tastato e l’ho sentita con il piede”

Impacciati dalle nostre scarpe ci siamo sentiti tagliati fuori anche da questo tipo di raccolta. Ci siamo limitati a raccogliere immagini di Terence che in pochi minuti è tornato con una ventina di bivalve, molto simili a vongole, con il guscio scuro e grosse come dei pugni.

Glen intanto, usando come esca un pezzetto di granchio, dalla riva aveva pescato tre pesci. Si era messo a raccogliere della legna secca e quando siamo arrivati ha infisso le conchiglie nella sabbia dalla parte del vertice, in modo che il semicerchio uscisse fuori. Dopo di ché ha ricoperto tutto con la legna secca e ha acceso il fuoco. Poi sul fuoco ha messi i granchi e i pesci.

Pian piano una dopo l’altra le conchiglie si sono aperte, Terence le toglieva dalla sabbia e ce le apriva, sapevano di mare e di affumicato nello stesso tempo. Noi ne abbiamo mangiato un paio, e loro avidamente si sono mangiate tutte le altre. Poi è stata la volta dei granchi. Mano a mano che diventavano rossi, ne toglievamo dei pezzi e cercavamo sotto la corazza rigida la carne chiara e umida.

Un granchio per ognuno, poi hanno riposto gli altri nella sacca spiegandoci:

“Gli altri li portiamo a terra per dividerli con tutto il villaggio”.

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Mamma Happy - Milikàpiti, Melville Island - Australia

Mamma Happy – Milikàpiti, Melville Island – Australia

Essendo qui con gli aborigeni da diverso tempo, oramai cominciamo a sentirci di casa, e anche loro ci trattano come gente di famiglia.

Mamma Happy, un’arzilla vecchietta di 57 anni, presso la quale sostiamo tutte le mattine, è un’inesauribile fonte di informazioni. Lei è la persona più importante del villaggio, non solo perchè era la maestra e ha incontrato la Regina Madre (è stato uno dei primi tentativi degli australiani bianchi di rivalutare gli aborigeni), ma anche per una serie di motivi più aborigeni, che lei stessa ci ha raccontato: “Al tempo dei sogni i nostri nonni credevano che una donna aspettasse un bambino perchè uno spirito era entrato dentro di lei. Perchè non succedesse che un bambino fosse senza padre, tutte le donne dovevano essere sposate, anche le vedove, anche le bambine appena nate. Dato che le donne Tiwi vivevano molti più anni degli uomini, succedeva che un uomo avesse più mogli. Le mogli servivano per andare a raccogliere il cibo nella boscaglia, e perciò ogni uomo cercava di avere più mogli possibili. Le donne tra i Tiwi dunque erano le persone più importanti. Poi, 90 anni fà, arrivarono i missionari.  A loro non piaceva che un uomo avesse tante mogli, nè che una bambina appena nata fosse destinata in moglie a un uomo molto più vecchio di lei.  Allora i missionari, in cambio di riso, tabacco e farina, si facevano affidare le figlie dai padri, per poterle educare e poi far scegliere a loro il marito che preferivano.  Anche in questo modo la donna era importantissima, perchè se un padre aveva figlie femmine da mandare dai preti, si garantiva cibo gratis e senza fatica per tutta l’esistenza. I miei nonni furono i primi a sposarsi in cambio di riso e farina. Era il 1928. Ecco perchè io sono ora la persona più importante di questa comunità di Tiwi”

La conferma della sua importanza ce l’ha dimostrata un’altra mattina. Quando siamo andati a trovarla era seduta sul letto e si stava pettinando i capelli giallastri.

“Fra poco vengono a prendermi, devo andare a un meeting sull’isola di Bathurst con i dirigenti del comitato aborigeno, e con gli anziani di altre comunità. Vengono a prendermi in macchina per portarmi all’aeroporto, torno stasera”

Mamma Happy - Milikàpiti, Melville Island - Australia

Mamma Happy – Milikàpiti, Melville Island – Australia

Non ci potevo credere. A parte pettinarsi i capelli era uguale a tutti gli altri giorni, con addosso un vestito di cotone stinto, un golfetto marrone per ripararsi dal freddo, una borsa di tela, originariamente bianca, nella quale custodisce gelosamente le sigarette,  il suo mazzo personale di carte, la boccetta di unguento da strofinarsi addosso contro il freddo e occasionalmente delle conchiglie da arrostire sul fuoco, e i piedi assolutamente scalzi. E di lì a poco sarebbe salita su un aereo e si sarebbe allacciata la cintura di sicurezza!!!

Un’altra cosa che abbiamo imparato è che per gli aborigeni mangiare è l’attività più importante della giornata e per loro cibo vuol dire quasi esclusivamente carne, di qualsiasi tipo di animale. In ogni momento, fuori da ogni casa c’è un fuoco acceso con sopra qualcosa che sta cuocendo.  Alle volte sono le patte di una tartaruga, altre volte la testa, altre volte ancora conchiglie e molto spesso roba non meglio identificata. Un po’ di giorni fa è stata la volta del serpente. Era a bollire dentro una tolla sopra un fuoco. Poteva essere un pitone, ma era tutto coperto di schiuma verde giallognola. Ad un certo punto una donna ha rovesciatolo la pentola, ha sollevato il serpente con un bastone e se ne andata ad accucciarsi sull’erba sotto un albero. Ha cominciato a tagliarlo a pezzi con un’accetta e la gente che passava, quasi senza chiedere ne raccoglieva un pezzo e cominciava a succhiarlo. Era tutto ricoperto di un grasso giallognolo poco invitante, ma tutti mangiavano con avidità. Quando la vecchia ci ha fatto segno non abbiamo potuto non assaggiarlo. Mi sentivo morire, tutta quella roba gialla e grassa!

Invece, era buono!!! tolta la pelle, dura e gommosa e ripulito alla bell’e meglio dallo stato di grasso vischioso, sotto la carne era chiara e disposta in lunghe fasce muscolari, il sapore era quello del pollo, ma più saporito, considerando anche che era stato solo bollito.

Gli aborigeni sono cacciatori, per cui, dato che un giorno la caccia può essere fortunata per uno e un giorno per un altro, quando c’è del cibo in giro viene diviso fra tutti, e noi oramai facciamo parte di questi tutti. Oltre al serpente abbiamo assaggiato la testa di tartaruga, la carne di wallabi, le conchiglie di palude e peggio di tutti i vermi di mangrovia. Viscidi e lattiginosi e lunghi una ventina di centimetri. Per fortuna me ne è toccato solo un pezzetto. Non mi sono nemmeno accorta del sapore che aveva tanto ero concentrata a far si che mi scendesse al più presto nello stomaco, lontano da ogni organo che potesse intercettarlo o riconoscerlo!

E per ricambiare tutto questo cibo, stamattina siamo scesi a terra con una pentola di spaghetti. C’è stato un enorme interesse. Da tutte le parti arrivavano alla sola vista della pentola, come le galline quando si sparge il grano sull’aia. Ognuno se ne è versata un po’ in contenitori improbabili (pezzi di cartone, coperchi di latta, boccali per il te) e si è messo tranquillo da qualche parte a mangiare. Lo spettacolo per è consistito nell’ammirare la metodologia usata per introdurre in bocca gli spaghetti. La più buffa è stata la stessa usata per i vermi: metterli in alto sopra la bocca spalancata e poi lasciarli cadere!!!!