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Mamma Happy - Milikàpiti, Melville Island - Australia

Mamma Happy – Milikàpiti, Melville Island – Australia

Essendo qui con gli aborigeni da diverso tempo, oramai cominciamo a sentirci di casa, e anche loro ci trattano come gente di famiglia.

Mamma Happy, un’arzilla vecchietta di 57 anni, presso la quale sostiamo tutte le mattine, è un’inesauribile fonte di informazioni. Lei è la persona più importante del villaggio, non solo perchè era la maestra e ha incontrato la Regina Madre (è stato uno dei primi tentativi degli australiani bianchi di rivalutare gli aborigeni), ma anche per una serie di motivi più aborigeni, che lei stessa ci ha raccontato: “Al tempo dei sogni i nostri nonni credevano che una donna aspettasse un bambino perchè uno spirito era entrato dentro di lei. Perchè non succedesse che un bambino fosse senza padre, tutte le donne dovevano essere sposate, anche le vedove, anche le bambine appena nate. Dato che le donne Tiwi vivevano molti più anni degli uomini, succedeva che un uomo avesse più mogli. Le mogli servivano per andare a raccogliere il cibo nella boscaglia, e perciò ogni uomo cercava di avere più mogli possibili. Le donne tra i Tiwi dunque erano le persone più importanti. Poi, 90 anni fà, arrivarono i missionari.  A loro non piaceva che un uomo avesse tante mogli, nè che una bambina appena nata fosse destinata in moglie a un uomo molto più vecchio di lei.  Allora i missionari, in cambio di riso, tabacco e farina, si facevano affidare le figlie dai padri, per poterle educare e poi far scegliere a loro il marito che preferivano.  Anche in questo modo la donna era importantissima, perchè se un padre aveva figlie femmine da mandare dai preti, si garantiva cibo gratis e senza fatica per tutta l’esistenza. I miei nonni furono i primi a sposarsi in cambio di riso e farina. Era il 1928. Ecco perchè io sono ora la persona più importante di questa comunità di Tiwi”

La conferma della sua importanza ce l’ha dimostrata un’altra mattina. Quando siamo andati a trovarla era seduta sul letto e si stava pettinando i capelli giallastri.

“Fra poco vengono a prendermi, devo andare a un meeting sull’isola di Bathurst con i dirigenti del comitato aborigeno, e con gli anziani di altre comunità. Vengono a prendermi in macchina per portarmi all’aeroporto, torno stasera”

Mamma Happy - Milikàpiti, Melville Island - Australia

Mamma Happy – Milikàpiti, Melville Island – Australia

Non ci potevo credere. A parte pettinarsi i capelli era uguale a tutti gli altri giorni, con addosso un vestito di cotone stinto, un golfetto marrone per ripararsi dal freddo, una borsa di tela, originariamente bianca, nella quale custodisce gelosamente le sigarette,  il suo mazzo personale di carte, la boccetta di unguento da strofinarsi addosso contro il freddo e occasionalmente delle conchiglie da arrostire sul fuoco, e i piedi assolutamente scalzi. E di lì a poco sarebbe salita su un aereo e si sarebbe allacciata la cintura di sicurezza!!!

Un’altra cosa che abbiamo imparato è che per gli aborigeni mangiare è l’attività più importante della giornata e per loro cibo vuol dire quasi esclusivamente carne, di qualsiasi tipo di animale. In ogni momento, fuori da ogni casa c’è un fuoco acceso con sopra qualcosa che sta cuocendo.  Alle volte sono le patte di una tartaruga, altre volte la testa, altre volte ancora conchiglie e molto spesso roba non meglio identificata. Un po’ di giorni fa è stata la volta del serpente. Era a bollire dentro una tolla sopra un fuoco. Poteva essere un pitone, ma era tutto coperto di schiuma verde giallognola. Ad un certo punto una donna ha rovesciatolo la pentola, ha sollevato il serpente con un bastone e se ne andata ad accucciarsi sull’erba sotto un albero. Ha cominciato a tagliarlo a pezzi con un’accetta e la gente che passava, quasi senza chiedere ne raccoglieva un pezzo e cominciava a succhiarlo. Era tutto ricoperto di un grasso giallognolo poco invitante, ma tutti mangiavano con avidità. Quando la vecchia ci ha fatto segno non abbiamo potuto non assaggiarlo. Mi sentivo morire, tutta quella roba gialla e grassa!

Invece, era buono!!! tolta la pelle, dura e gommosa e ripulito alla bell’e meglio dallo stato di grasso vischioso, sotto la carne era chiara e disposta in lunghe fasce muscolari, il sapore era quello del pollo, ma più saporito, considerando anche che era stato solo bollito.

Gli aborigeni sono cacciatori, per cui, dato che un giorno la caccia può essere fortunata per uno e un giorno per un altro, quando c’è del cibo in giro viene diviso fra tutti, e noi oramai facciamo parte di questi tutti. Oltre al serpente abbiamo assaggiato la testa di tartaruga, la carne di wallabi, le conchiglie di palude e peggio di tutti i vermi di mangrovia. Viscidi e lattiginosi e lunghi una ventina di centimetri. Per fortuna me ne è toccato solo un pezzetto. Non mi sono nemmeno accorta del sapore che aveva tanto ero concentrata a far si che mi scendesse al più presto nello stomaco, lontano da ogni organo che potesse intercettarlo o riconoscerlo!

E per ricambiare tutto questo cibo, stamattina siamo scesi a terra con una pentola di spaghetti. C’è stato un enorme interesse. Da tutte le parti arrivavano alla sola vista della pentola, come le galline quando si sparge il grano sull’aia. Ognuno se ne è versata un po’ in contenitori improbabili (pezzi di cartone, coperchi di latta, boccali per il te) e si è messo tranquillo da qualche parte a mangiare. Lo spettacolo per è consistito nell’ammirare la metodologia usata per introdurre in bocca gli spaghetti. La più buffa è stata la stessa usata per i vermi: metterli in alto sopra la bocca spalancata e poi lasciarli cadere!!!!