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Acqua dolce - Waruanay isola di Waigeo

Acqua dolce – Waruanay isola di Waigeo

Ci siamo trasferiti al villaggio di Luis, un abitante del luogo.

Waruanay, così si chiama il villaggio, è un posto molto ordinato. Lungo la spiaggia ci sono una serie di case costruite con assi di legno ingrigite dal tempo, dopo la fila di case c’è una bassa staccionata grigia e una lunga via con il fondo di sabbia che corre parallela alla spiaggia. Dal lato opposto altrettante case di assi di legno, tutte alla stessa distanza dalla staccionata e alla stessa distanza fra di loro.

Le case sono proprio tutte uguali, tutte sul retro hanno il locale cucina a cielo aperto e nel giardino ci sono dei tavolacci su cui poggiano le pentole e i pochi altri arnesi casalinghi. Ci sono anche delle piccole tettoie dove viene messa a seccare la polpa di cocco per preparare la copra, o dove vengono vatti scolare i cetrioli di mare (oloturie) che come tante altre cose strane sono molto richieste sulle tavole dei cinesi e dei giapponesi.

Gli unici edifici diversi sono la scuola, dipinta di bianco, la chiesa di un bel verde pastello e con un disegno raffigurante Gesù nell’orto dei Getzemani e degli strani parallelepipedi di cemento. Luis è particolarmente orgoglioso di quest’ultimi “Li abbiamo costruiti con l’acqua che viene dalla montagna” ci ha detto soddisfatti.

E infatti, visti da vicino questi cosi grigi sono i servizi pubblici. Una metà è costituita da una grossa cisterna di cemento su tre lati della quale ci sono dei rubinetti da dove sgorga acqua dolce, mentre la seconda metà offre tre localini per lato, forniti ognuno di una turca e di una vasca piena s’acqua per il mandi, il bagno indonesiano.

Noi siamo molto interessati alla cisterna. Oramai è da Darwin che non facciamo acqua dolce. La nostra barca contiene 1000 litri di acqua nei serbatoi, per cui non dovremmo avere problemi, ma quella da bere comincia a scarseggiare. Per bere infatti, teniamo l’acqua in bottiglie di plastica che tutte le volte prima di riempire laviamo e disinfettiamo, in questo modo preveniamo il cattivo sapore che  prende l’acqua che per tanto tempo sta chiusa nei serbatoi.

Abbiamo una sessantina di bottiglie, la maggior parte delle quali ora è vuota. “E’ acqua dolce, si può bere?” domanda un po’ cretina, perchè il più delle volte gli abitanti di queste isole beve acqua che per noi non sarebbe assolutamente da bere, ma comunque non hanno scelta.

A domanda cretina però segue la risposta che volevamo:

“Certo viene dalla montagna, venite a vedere”

Acqua dolce - Waruanay isola di Waigeo

Acqua dolce – Waruanay isola di Waigeo

E così ci siamo fatti una bella camminata, fino al limitare del paese, poi lungo un sentiero di felci coriacee, poi abbiamo dovuto attraversare una serie di pozze melmose con dei tronchi mezzi marci che fungevano da passatoie precarie e infine abbiamo cominciato a risalire una collinetta. Ad un certo punto abbiamo trovato un torrentello tra le rocce. Risalendo ancora qualche centinaio di metri siamo arrivati ad una grossa vasca, rafforzata con cemento e pietre, dove l’acqua veniva incanalata in un grosso tubo.

La pozza era cristallina, l’acqua fresca e il paesaggio intorno meraviglioso

Sotto la pozza di incanalazione ce ne erano altre più piccole ma altrettanto invitanti:

“Mi ci butterei dentro subito”

“Anch’io, quanto tempo è passato dall’ultima doccia di acqua dolce?”

Purtroppo eravamo stati seguiti da tutti i bambini del paese e sarebbe stato fuori luogo mettersi a fare il bagno lì.

Comunque abbiamo raggiunto il nostro scopo. Stamattina presto siamo scesi a terra con le nostre casse piene di bottiglie, già pulite in precedenza e ce le siamo riempite ad una ad una. I ragazzotti del paese hanno fatto a gara per portarcele al gommone, così ci siamo un po’ attardati a ritrarre la vita del villaggio alla mattina presto.

C’erano donne che grattavano il cocco o che pulivano il pesce che gli uomini hanno pescato durante la notte. Un uomo scavava un tronco per ricavarne una canoa e un’altro forgiava un pezzo di legno per farne lo strumento che serve a ripulire l’interno dei tronchi del sago. Un vecchio invece piegava e cuciva tra di loro delle foglie di palma per preparare quelle che saranno le tegole della propria capanna.

Contiamo di fermarci qui un po’ di giorni e conoscere meglio questa gente e i loro usi.

Luis che ci fa da guida, anche se un po’ appiccicoso, è una buona opportunità

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Banchetto nella giungla - Waruanay isola di Waigeo

Banchetto nella giungla – Waruanay isola di Waigeo

Ci troviamo nel villaggio di Waruanay da quasi una settimana e ormai abbiamo fatto amicizia con gli abitanti, che si fanno in quattro per fare da attori alle nostre riprese o alle nostre fotografie. Ogni volta che succede qualcosa di nuovo o di insolito i bambini ci vengono a chiamare, alle volte fino in barca, perchè lo possiamo riprendere con le telecamere. Ieri poi siamo stati invitati a un pranzo che era il culmine di un momento di estrema socializzazione del villaggio.

Una famiglia ha deciso di predisporre il proprio campicello, esattamente come quello dove, per la prima volta, abbiamo incontrato Luis, la nostra guida, che oramai non riusciamo più a toglierci di torno!

Qui, su queste isole, la prima cosa da fare quando si vuole predisporre un orto, è quella di recintare una porzione di giungla erigendo una palizzata che impedisca ai maiali selvatici di venire a mangiarsi le piante appena nate. L’appezzamento di terreno recintato è sempre abbastanza vasto e il terreno piuttosto accidentato, così tutto il villaggio partecipa alla costruzione della staccionata e in questo modo, con l’aiuto di tutti, ci vorranno solo un paio di giorni per portarla a termine. Quando tutto è finito, nel giardino cintato si mangia tutti insieme con un menù da giorno di festa.

Per arrivare sul luogo abbiamo risalito con il gommone un fiumiciattolo che sbucava in mare a poche centinaia di metri a ovest del villaggio. Il fiume serpeggiava tra mangrovie e banchi di fango, ma alla fine siamo arrivati nei pressi di una radura dove, tra le radici di mangrovia, erano state gettate delle foglie di palma per poter camminare senza affondare nel fango. Poche centinaia di metri di questo percorso e siamo arrivati sul posto. La staccionata era praticamente tutta costruita e gli uomini stavano tagliando dei grossi rami fronzuti che piantavano poi nel terreno per creare delle zone d’ombra.

Intanto, dal fiume, erano arrivate le donne portando pentole, cestini di palma e catini di plastica colorati. Sul terreno sono state disposte delle foglie di banana e le signore hanno cominciato ad allestire il banchetto.

Da certi pentoloni scuri hanno tirato fuori del riso bollito che aveva un’aria di essere stato sul fuoco per qualche ora, tanto era difficile da manovrare. Lo estraevano dalle pentole con poderose mestolate e lo sparpagliavano dentro i catini di plastica. Poi da un cesto sono apparsi dei pacchettini avvolti in foglie di banana, che ci hanno spiegato essere i budini di sago, il piatto tradizionale dell’Irian Jaya. Alla fine da altre pentole ha cominciato ad apparire il piatto forte: la tartaruga in tutte le salse!

Banchetto nella giungla - Waruanay isola di Waigeo

Banchetto nella giungla – Waruanay isola di Waigeo

In effetti l’unica salsa era la broda nella quale era stata cotta, ma in una pentola c’erano dei grossi pezzi di grasso giallo dall’aria gommosa insieme ad altri pezzi coriacei che probabilmente erano parte delle patte. Da un altro pentolone sono emerse tutti i tipi di interiora possibili ed immaginabili in un animale. Infine si è materializzato quello che potrebbe essere definito spezzatino di tartaruga: molteplici pezzetti di carne grigiastra, immersi in una brodaglia untuosa.

Gli uomini  intanto si erano disposti intorno alle foglie di banana, e quando tutti sono arrivati a sedersi, hanno recitato una preghiera di ringraziamento e poi si sono lanciati sul cibo.

Per fortuna nella calca del momento, sono riuscita a fare a meno di servirmi, e mi sono invece rintanata in un angolino lontano, dandomi un gran da fare con la macchina fotografica.

Terminato però il primo giro, gli altri commensali si sono accorti che io non avevo ancora mangiato.

“Elisabeth, makan, makan, bagus”, mangia, mangia che è buono! e il più intraprendente si è premurato di prepararmi un piatto e di mettermelo sotto il naso. Guardavo sconcertata quella montagna di riso coperto di broda, dalla quale spuntava un tubo che forse era stato un arteria o una budella, con accanto una massa gialla e gommosa che probabilmente era una patta.

“Io questa roba non la mangio, fai qualcosa”
“Ma dai, è buono ti assicuro, io l’ho già mangiato e poi la tartaruga ti piace, ce l’hanno già offerta da altre parti!”
“Si ma non la trippa, e poi non cucinata così, e non mi importa se a te piace, a te piace tutto!”

Non sapevo più come venirne fuori senza offendere qualcuno. Ad un certo punto ho visto che le donne cominciavano ad aprire gli involti con i budini di sago. Avevano un aspetto invitante: lisci e compatti come la castagnata, quella marmellata di castagne un po’ dura che si taglia a pezzi.

“Posso assaggiare?” ho chiesto a una di loro, e approfittando del fatto che l’attenzione di tutti era oramai focalizzata sui budini ho appoggiato furtivamente il piatto sulle foglie di banana, accanto a uno vuoto.

La donna me ne ha porto uno orgogliosa e io, a quel punto anche un po’ affamata, l’ho addentato. Mi sono ritrovata in uno studio dentistico 35 anni fa quando il dentista mi ha preso le impronte per l’apparecchio!  Una roba gommosa e appiccicosa, dal sapore rancido fermentato che mi si è piazzata tra il palato e l’arcata dentale superiore e non riuscivo più a farla andare nè avanti nè indietro.

Dopo un po’, con uno sforzo sovrumano, sono riuscita ad avere la meglio e a inghiottirlo e anche  a sorridere alla donna che me lo aveva dato spiegandole:

“Bagus” buono! “tida bisa makan samua, allercic…” non posso mangiarlo tutto, sono allergica e per spiegarlo meglio ho fatto segno di grattarmi le braccia.

Dopotutto è una cosa che dico sempre a proposito del cocco, che mi piace molto, ma dopo che per due anni di navigazione in oceano Pacifico, non ho mangiato praticamente altro, ora sono diventata allergica davvero e posso mangiarlo solo in piccolissime dosi!