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Uccelli del paradiso - Manukwari

Uccelli del paradiso – Manukwari

Siamo approdati a Manukwari e la cosa più bella qui è un quartiere di palafitte. E’ annidato sul fondo della baia intorno alla quale si adagia la citta.

Sono vere e proprie baracche sospese e affacciate sul mare. Alcune costruite con assi di legno, altre con pezzi di lamiera o con frasche di palma. Una ha un’aggiunta sbilenca sopra il tetto a mò di mansarda e un’altra un enorme Union Jak pitturato sopra la parete. Più in fuori, sul mare, ogni palafitta è collegata con una piccola piattaforma. Lì ci sono dei minuscoli capanni dove sono tenuti i maiali. Sotto ogni palafitta c’è una canoa di legno e sopra ogni palafitta ci sono decine di bambini che al nostro passaggio gridano e ci salutano.

Un microcosmo quasi indipendente dal resto della città, con la sua moschea di cemento, anche lei sospesa sull’acqua e con il suo mercato del pesce che di prima mattina si riempie di suoni e di movimento. Noi siamo ormeggiati in mezzo alla baia, a poche centinaia di metri dalle palafitte. Alla mattina ci svegliano i pescatori che ritornano dalla pesca notturna offrendoci il pesce e, per tutto il giorno, la nostra barca è preda dei curiosi.

Qui nessuno ha mai visto una barca occidentale, e noi che siamo qui da due giorni non abbiamo incontrato nemmeno un bianco.

Niente di strano dunque se la nostra presenza scatena la curiosità di tutti.

Uccelli del paradiso - Manukwari

Uccelli del paradiso – Manukwari

La nostra sosta qui a Manukwari comunque ha solo lo scopo di fare rifornimento. Abbiamo bisogno di cibi freschi, di acqua e di gasolio. Poi, appena finito, ce ne andremo lungo la costa, ad esplorare il golfo Teluk Irian, un posto che nessuno ha mai menzionato, e che promette la natura più selvaggia e il mare più bello.

Quando siamo tornati in barca nel tardo pomeriggio, carichi di sacchi della spesa e di taniche di benzina, abbiamo trovato una canoa ad attenderci. Il suo occupante ha aspettato pazientemente che scaricassimo il gommone e che ci sistemassimo, poi si è avvicinato e ci ha mostrato un sacchetto:

“Mau jual?” volete comprare?”

“Jual apa? Comprare cosa” il sacchettto era piccolo e informe.

Lo ha aperto e ha tirato fuori una cosa gialla, dorata

“Cenderawasi. Uccelli del paradiso”

Più piccoli di una tortora, con il capo verde, il corpo marrone e la coda con pime giallo oro,  meravigliose, lunghe una trentina di centimetri e che al centro diventano bianco panna. I due uccelli, imbalsamati brillavano con l’ultimo sole.

Erano bellissimi.

Abbiamo fatto salire a bordo l’omino per riprendere e fotografare i due esemplari.

“Prampuan, femmine” ci ripeteva mostrandoci due filamenti coriacei che scendono nel mezzo della coda, orgoglioso di rendersi utile. Dopo averlo fotografato gli abbiamo spiegato che non potevamo comprare gli uccelli perchè nel nostro paese è vietato sia commerciarli che possederli.

” Italia tida bisa, non si può” gli abbiamo detto facendo segno di avere i polsi legati per sottolineare il concetto. lui ha afferrato al volo e ha risposto ridendo.

“Indonesia tida bisa sama sama, disini Papua”:  Anche in  Indonesia non si può, ma qui siamo in Papua”.

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