Gen 012002
 
Un vecchio alla deriva - Vanuatu

Un vecchio alla deriva – Vanuatu

Vecchio solitario

 Siamo arrivati a ridosso dell’isola che era tardi. Giusto il tempo di avvicinarsi cautamente alla costa, di gettare l’ancora, di assicurarsi che tenesse ed era già buio, con il profilo della montagna alto davanti a noi che si stagliava netto contro il cielo profondo, pieno di stelle e di vento. Nonostante fossimo sottovento, nonostante la montagna fosse piuttosto alta, una delle più alte delle Vanuatu, il vento in qualche modo riusciva a superarne la vetta e ci rotolava addosso in raffiche bizzarre e violentissime. Sotto le manate del vento le nostre drizze ululavano, gli alberi tremavano e le vibrazioni si trasmettevano allo scafo che tremava tutto, mettendoci addosso, ogni volta, un senso di disagio e di incertezza. Tra un rafficone e l’altro c’erano attimi di silenzio improvviso e totale, che forse per il contrasto esagerato col rumore del vento, parevano ancora più minacciosi. Per quello eravamo andati ad ancorare molto vicino a terra, avevamo appennellato una seconda ancora e, ogni tanto, la notte, uscivamo a controllare. E così, uscendo per uno dei controlli, verso le dieci di sera ci siamo accorti che l’unica altra barca ancorata come noi dietro l’isola, stava andando alla deriva. La sua lucina bianca di fonda, che prima era a fianco a noi, ora si era spostata dietro, verso il largo e oscillava sempre più, con l’aumentare delle onde, man mano che la barca si allontanava.

“Chi sa chi sono. Possibile che non si siano accorti? Andiamo ad aiutarli?” ci siamo chiesti. Si, aiutarli, ma come? Non potevamo certo togliere l’ancora e rincorrere nella notte una barca sconosciuta in mare aperto. E poi? quando li avessimo raggiunti? Come avremmo fatto ad aiutarli? E non potevamo neppure lasciare lì la barca e raggiungerli con il gommone. Le raffiche erano sempre pazzesche e il nostro gommone, con il suo quattro cavalli, faceva ridere confronto a quel vento.

“Dai, non ti preoccupare, si accorgeranno di essere alla deriva, accenderanno i motore e si riporteranno sotto”

Infatti qualche decina di minuti più tardi la lucina bianca parve animarsi. Cominciò con lo spostarsi lentamente verso destra,  poi dopo un pò, a sinistra, poi ancora a destra, e ogni volta diventava un tantino più luminosa.

“Che bravi”, ci siamo detti, “risalgono di bolina contro questo vento, senza usare il motore”. Lentamente si sono avvicinati e quando la lucina si è fermata a qualche centinaio di metri da noi ci siamo messi il cuore in pace e siamo tornati a dormire.

Un vecchio alla deriva - Vanuatu

Un vecchio alla deriva – Vanuatu

Ma alle due di notte la lucina era di nuovo in mezzo al mare, debole debole e lontana, e di lì a poco ricominciavano i suoi faticosi zig zag di ritorno, esattamente come prima. All’alba abbiamo scoperto che la barca era tornata di nuovo vicino a terra. Vicinissima però! Con il binocolo abbiamo visto lo scafo perso nell’acqua bassa, tra una moltitudine di scogli piatti che spuntavano tutto attorno e c’erano una miriade di figurine nere (tutti gli abitanti del villaggio, probabilmente)  che si davano per aiutare un unica figurina bianca a tirare, a spingere, a fare cose che non capivamo, per riportarla probabilmente in acqua fonda. Il tempo di mettere in mare il gommone e tutto era risolto. La barca sfortunata era di nuovo galleggiante, a un centinaio di metri dalla riva. Uno scafo bianco, di una decina di metri, in  vetroresina, con randa e fiocco avvolgibile. A bordo un solo uomo, molto vecchio, arzillo e sorridente. Ci ha invitati a salire e ha cominciato a raccontarci quello che era successo durante la notte e che i nostri occhi avevano già visto. Dell’ancora che arava, del fatto che se ne era accorto quando ormai era al largo, che non era riuscito ad accendere il motore ed era rientrato a vela, che aveva arato di nuovo, e che poi era andato troppo vicino a terra per ritrovarsi alla fine incastrato tra gli scogli, e che i locali a forza di braccia erano riusciti a tirarlo fuori.

“Ma come mai la vostra ancora tiene e la mia no?” ha chiesto, quasi come se parlasse da solo. Abbiamo scoperto che aveva un’ancora leggerissima, troppo leggera per quella barca, e che per giunta aveva solo una ventina di metri di catena. Con quel vento, su di un fondale di 8 metri, non c’era da stupirsi che non tenesse.

“Si ma non posso usare un’ancora più pesante, il salpaancore è rotto, devo salpare a mano a mano ed ho male alla schiena” Il vecchio era neozelandese. Erano anni che navigava da solo, ma negli ultimi tempi un po’ troppe cose avevano cominciato ad andargli storte: il motore si accendeva qualche volta si e qualche volta no, il frigorifero non funzionava più, l’impianto elettrico era malmesso e per ricaricare le batterie si serviva di un generatore portatile d’emergenza.  Il vecchietto però raccontava queste cose sorridendo, come fossero dettagli di poca importanza. Aveva gli occhi azzurri che guardavano lontano mentre diceva che nei giorni successivi avrebbe scalato l’isola fino ad arrivare in vetta della montagna, e che si sarebbe poi spostato con la barca fino sull’isola maggiore, quella di Santo, dove voleva fare delle immersioni in un sito subacqueo famoso. Mentre raccontava eravamo seduti in quadrato. L’interno della sua barca era invaso da un odore di marciune (il frigorifero rotto, forse) e da una  moltitudine di ragazzetti del villaggio che andavano qua e la, che curiosavano negli stipetti e mettevano le mani dappertutto, senza che lui ne sembrasse infastidito.

“Allora non hai bisogno di nulla?” gli abbiamo chiesto, un po’ ipocritamente, al momento di andarcene.

“No, grazie, adesso è tutto a posto” ha risposto.

Invece aveva bisogno e come. Era evidente che quell’uomo era davvero un po’ troppo vecchio per portare da solo una barca. Ma cosa avremmo potuto fare? Come avremmo potuto metterci a riparare il suo motore senza ricambi, senza conoscere il modello e senza saperlo fare? Avremmo dovuto tentare di riparargli il frigorifero? E per il salpaancore cosa potevamo fare? Eravamo persi, noi e lui,  in un’isola delle Vanuatu, uno dei posti più selvaggi del mondo. Ma il problema vero non era neanche questo. La verità è che quel vecchio si stava forse accingendo a varcare quel confine ignoto che attende tutti noi alla fine del cammino. Lui aveva deciso di attraversarlo sulla sua barca, da solo, in un luogo lontano. Sorridendo. E noi, che diritto vevamo di metterci in mezzo?

Così abbiamo deicso di proseguire, lui sulla sua rotta, noi sulla nostra.

Dopo due mesi, per radio, abbiamo sentito la segnalazione di una richiesta urgente di soccorso per una barca a vela neozelandese che aveva perso l’albero e andava alla deiva, a 400 miglia dalle Vanuatu. A bordo un solitario.

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