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Uomini, coralli e tartarughe - Heremit Island

Uomini, coralli e tartarughe – Heremit Island

Da tre giorni siamo fermi nella laguna di Heremit, un atollo che neanche sapevamo che esistesse, lontanissimo da tutto, a 200 miglia dall’isola della Papua Nuova Guinea. In questi giorni cielo coperto, vento e temporali a ripetizione ci hanno costretti a lasciare la barca ferma (la navigazione in atollo col brutto tempo è troppo pericolosa) e andare in giro col gommone, negli intervalli tra un acquazzone e l’altro. L’isola vicino a noi è deserta, e forse proprio per questo è bellissima, con le rive che sono un susseguirsi di palme, di alberi di pandano, di casuarine e di alberi che la mattina sono ricoperti di fiori colorati. I fiori poi col primo acquazzone della giornata cadono in mare e colorano l’acqua sottostante!

Stamattina però il cielo era azzurro e prometteva qualche ora di bel tempo. Abbiamo tirato su l’ancora e siamo partiti alla ricerca del villaggio. Sappiamo per averlo imparato girando anni fa nelle isole del pacifico, che in luoghi come questi non si può arrivare ed andare dove si vuole. Non serve avere permessi o visti (che comunque noi non abbiamo), bisogna avere il consenso degli abitanti. Per prima cosa bisogna andare dal capo del villaggio, presentarsi, spiegare perché si è venuti e chiedere di restare. Ma per farlo dobbiamo scoprire dove è il villaggio! Abbiamo diretto verso l’isola di Luff, che è la più grande delle tre che stanno nella laguna.  Per tutto il tragitto di 4 0 5 miglia, abbiamo visto falchi pescatori che pattugliavano la laguna, fregate che volteggiavano con eleganza, uccelli bianchi dalla coda lunga che volavano in coppie. Carlo, che stava sull’albero per individuare i coralli pericolosi ogni pochi minuti avvistava una tartaruga. Dall’alto poteva seguirne le evoluzioni sott’acqua e indicarmi il punto in cui sarebbe emersa la testa quando la bestia decideva di uscire per respirare.

Finalmente su una lingua di sabbia sottile abbiamo avvistato le case. Il villaggio è tutto affondato nel verde e dal mare vedevamo solo le facciate di foglie di palma delle case più esterne. Ci siamo avvicinati cautamente, incerti su dove buttare l’ancora, in un fondale che non voleva mai scendere sotto i 40 metri, quando da terra si è staccata una canoa. Il suo occupante era nerissimo, grande e grosso, ma con il viso largo e un sorriso più largo ancora:

“Wellcome. I’m Rob. Follow me. I’ll show you where to drop your anchor”.

E così è stato. Lui davanti, con la canoa, pagaiando, e noi dietro, a motore, pianissimo. Ci ha condotto fino a un pinnacolo sottomarino  di coralli, che arrivava fino a 7 metri dalla superficie, dove, con qualche dubbio, abbiamo buttato l’ancora. E’ un ancoraggio pericoloso, ma pare che non ce ne sia altri.

Poi Rob è salito a bordo.

“In tutto l’atollo siamo 147 persone, gli stranieri sono benvenuti ma devono seguire le nostre regole per la conservazione dell’atollo”.

Uomini, coralli e tartarughe - Heremit Island

Uomini, coralli e tartarughe – Heremit Island

A sentirlo parlare sembrerebbe che qui arrivino chissà quanti stranieri. Poi però a domanda diretta, risponde che viene solo una volta all’anno una barca specializzata in immersioni sub, con qualche turista. Comunque sia, i pochi abitanti del villaggio stanno tentando di fare diventare Heremit un parco nazionale, dove venga salvaguardata la vita marina. Ci mostra un foglio dove il consiglio del villaggio ha elencato gli animali da proteggere definendo le zone dell’atollo dove queste specie vivono. Sono riportati anche una serie di comportamenti e di accorgimenti da seguire per non rovinare la laguna e i suoi abitanti.

“Per questo vi ho fatto ancorare qui, da un’altra parte si poteva rovinare qualcosa”

“La nostra laguna è piena di squali, mante, razze, tartarughe.  In alcuni posti c’è molta corrente e piò essere pericoloso. Se volete fare delle immersioni posso venire con voi. Inoltre io potrei mostrarvi i posti più interessanti e allo stesso tempo darvi una mano”.

Ha un fare gentile, ma molto da buon samaritano.

“Non ho mai visto così tante tartarughe” gli facciamo notare “Vuol dire che non vengono cacciate”

“Esattamente dal 1951. In quell’anno sono venuti i missionari e tutti gli abitanti del villaggio sono diventati Avventisti del Settimo Giorno. Noi seguiamo i dettami alimentari della Bibbia. Non mangiamo il maiale, e mangiamo solo il pesce con le scaglie. Niente molluschi, niente aragoste e niente tartarughe!”

Fa un pò ridere che della gente che vive così a stretto contatto con il mare scelga di non potersi cibare delle sue creature. Ma per una volta tanto è andata bene alle tartarughe!

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